L'inseguitore
di Tiziano Scarpa
regia Arturo Cirillo
con Arturo Cirillo (Il signor Aloisio, Il padre), Michelangelo Dalisi (Nic, L’amatore), Sabrina Scuccimarra (La cassiera del cinema porno, Sofonisba, Barbara la cameriera, Lisa la ragazza spastica, La figlia), Salvatore Caruso (X, Temistocle, Il cameriere della trattoria, L’organizzatore di feste e banchetti, Zia Cesira)
costumi Gianluca Falaschi
musiche Francesco De Melis
scene Dario Gessati
luci Simone De Angelis
aiuto regia Roberto Capasso
assistente alle luci e fonico Badar Farok
segretaria di produzione Clara Gebbia
direttore di scena Marcello Iale
macchinista Amedeo Carpentieri
sarta Pina Sorrentino
foto di scena Marco Ghidelli
una produzione
Napoli Teatro Festival Italia, Mercadante Teatro Stabile di Napoli, Teatro Stabile del Veneto
dal 27 ottobre al 9 novembre
orario spettacoli
27 e 30 ottobre, 2, 3, 6, 9 novembre ore 21.00
28 e 31 ottobre, 1, 5, 7, 8 novembre ore 18.00
29 ottobre e 4 novembre riposo
L’inseguitore è un testo per quattro attori e svariati personaggi, ambientato in una non ben definita città d’Italia. Un mondo di solitudini ed emarginazioni, di lavori provvisori ed alienati, di malattie fisiche e mentali, raccontati attraverso stili diversi: dal surreale al concreto, dal quotidiano all’onirico.
Avviene in “un palcoscenico completamente sgombro”, secondo l’indicazione dell’autore, che via via si riempirà di elementi, oggetti, ingressi. I luoghi si raccontano per segni, ma anche per suoni e luci. I luoghi cambiano, essendo tutto il testo quasi un ininterrotto camminare, o inseguire. Sono parole dette in movimento, con ritmi diversi, svariati come svariati sono i modi di muoversi: correndo, passeggiando, pedinando, sostando….
Un vecchio signore e un giovane appena uscito da una qualsiasi galera si incontrano e involontariamente, ma forse no, costruiscono una relazione.
Intorno a loro c’è un umanità cittadina e periferica: camerieri e cameriere, cassiere, due che si sono conosciuti in una chat, un gestore di un locale per turisti.
Personaggi amputati e mancanti, che preannunciano lo svelamento finale di una famiglia, quella del vecchio signore, segnata dalla ferita inguaribile di una figlia incompleta e irrealizzata.
Una giornata contemporanea, consumata nelle strade, su i cavalcavia, negli autobus, nei cinema porno, nei bar, nei ristoranti di quest’Italia malata e a un passo dall’orrore. (Arturo Cirillo)
Arturo Cirillo nasce a Castellammare di Stabia nel1968, ma sin da bambino vive a Napoli. Ha studiato danza classica e contemporanea. Dopo essersi diplomato come attore all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica “S.D’Amico”, recita nella compagnia di Carlo Cecchi partecipando a molteplici spettacoli, tra cui:Leonce e Lena, Finale di partita, Amleto, Misura per misura, Sik Sik l’artefice magico.
Come regista ha messo in scena testi di Norèn (La notte è madre del giorno), Horovitz (Il bacio della vedova), Scarpetta (Mettiteve ‘a fà l’ammore cu me!), Celestini (Le nozze di Antigone), Ruccello (L’ereditiera e Le cinque rose di Jennifer), Copi (La piramide), Moliére (Le intellettuali), Petito (Don Fausto), facendo nascere gradualmente una compagnia.
Ha ricevuto vari premi, tra cui: Lo straniero, Coppola Prati, Premio Nazionale della critica, Premio Hystrio e Premio Ubu.
E’ di recente pubblicazione un libro di Andrea Porcheddu sul suo teatro: Il falso e il vero (Ed. Titivillus).
Con l'aiuto di Napoli
di Tiziano Scarpa
L'inseguitore ha un protagonista dal comportamento enigmatico. Fino alla fine non sappiamo che cosa vuole da Nic il signor Aloisio. Potrebbe essere un crimine o una tenerezza, un soccorso filiale oppure una prestazione lavorativa, o altre cose ancora.
Napoli mi ha ispirato soprattutto questo: l'enigma della personalità, la sua indecidibilità etica. Detto più semplicemente: il non essere mai sicuri di chi ti sta di fronte. Gli altri sono la nostra fregatura e il nostro tesoro. È così dappertutto, ma specialmente in questa città.
Qualunque relazione umana potrebbe trasformarsi da un momento all'altro in un'esperienza avventurosa. Nella vita quotidiana può risultare entusiasmante o fastidioso, ma per la fantasia di un drammaturgo è una vera benedizione.
A Napoli tutto può accadere, è uno di quei rari posti in Italia dove si ha la sensazione che le possibilità siano sempre aperte, tutte contemporaneamente. La realtà può prendere qualsiasi piega, si sventaglia nelle sue conseguenze impreviste, ha in serbo trabocchetti e meraviglie. Non è una fiaba, non è un videogioco, è proprio la realtà, perciò contiene una
dose di rischio, ma questo non può che renderla più vera, e quindi più bella.
Sono stato parecchie volte a Napoli nella vita. Nell'ultimo soggiorno, ospitato dal Festival Teatro Napoli Italia, per alcuni giorni l'ho percorsa in lungo e in largo a piedi, come i protagonisti del mio dramma, dalla mattina alla sera. Però ci tengo a sottolineare una cosa: L'inseguitore non è un dramma su Napoli, evidentemente. È un dramma scritto con la collaborazione di Napoli (un piccolo tributo simbolico l'ho racchiuso nelle scritte sui muri
lette da Nic nella dodicesima scena, che ho copiato per le strade: è come se avessi aperto le virgolette cedendo la parola alla città stessa).
Sono arrivato qui con le prime due scene già abbozzate. Un uomo aspetta qualcuno fuori dal carcere. È piuttosto anziano, ha molto tempo libero. Dice che si è svegliato con la curiosità di vedere che faccia fanno quelli che riacquistano la libertà, ma forse sta mentendo.
Era questa l'idea di partenza che avevo in testa all'inizio dell'anno, e Napoli mi ha aiutato a portarla avanti. In città ho avuto modo di inoltrarmi nella mia visione interiore. Nel caso io sia riuscito nell'impresa di impastare i miei personaggi in un grumo inestricabile di genialità, vittimismo, atteggiamenti ruvidi, buffoneria, sensualità, patetismi strategici, solidarietà creaturale, lo devo anche alla città in cui ho finito di scrivere questo mio dramma.
Non cercate dunque nell'Inseguitore una rappresentazione di Napoli. Trovereste clamorose incongruenze e inaccettabili travisamenti. A partire dall'uso ostinato dell'italiano: non ho voluto avvalermi della scoppiettante tragicità che alle mie orecchie risuona nella lingua napoletana, e garantisce già in partenza credibilità a qualunque cosa dica un personaggio; e poi, ovviamente, il carcere di Poggioreale ha sì dei viadotti nelle
vicinanze, ma non si trova di certo fuori città.
Per portare a termine L'inseguitore, ho pedinato la mia visione andando a zonzo nella città. Napoli mi ha dato una mano a rendere un po' più reale una mia fantasia. (aprile 2008)
Tiziano Scarpa è nato a Venezia nel 1963. Fra i suoi libri ricordiamo Occhi sulla graticola (Einaudi, 1996), Venezia è un pesce (Feltrinelli, 2000), Kamikaze d'Occidente (2003), Groppi d'amore nella scuraglia (Einaudi, 2005). Per il teatro ha scritto varie pièce, monologhi, radiodrammi. Ha vinto il Prix Italia per il radiodramma Pop corn*e il premio Chi è di scena per L'ultima casa, rappresentato alla Biennale Teatro 2007. Alcuni fra i suoi testi teatrali sono pubblicati in Comuni mortali (Effigie, 2007).
Così la stampa
Ha debuttato, tra gli altri, “L’inseguitore”, scritto per il Festival Teatro Italia da Tiziano Scarpa e diretto da Arturo Cirillo, anche ottimo protagonista accanto a Michelangelo Dalisi, nei panni di un napoletano in cerca di incontri umani non destinati a soddisfarlo. Franco Quadri, “La Repubblica”, lunedì 9 giugno
“L’Inseguitore”, il testo di Tiziano Scarpa presentato al San Ferdinando nell’ambito della sezione “Scrittori per il Napoli Teatro Festival Italia” si fonda sullo spiazzamento programmatico (…).E si capisce dunque che il merito principale e il pregio formale de “L’inseguitore”stanno nell’adozione del paradosso e dell’iperbole surreale (…)E allora fa benissimo Arturo Cirillo, in quanto regista, a moltiplicare il dato del paradosso e dell’iperbole e, per contro, a ridimensionare quello del realismo. Ottima anche la prova di Cirillo in quanto attore, ovviamente nelle vesti di Aloisio. Lo affiancano adeguatamente Michelangelo Dalisi (Nic e l’Amatore) e, in più parti, Sabrina Scuccimarra e Salvatore Caruso.Enrico Fiore, “Il Mattino”, giovedì 12 giugno
Un maniaco? Un pazzo? Chi è “L’Inseguitore” di Tiziano Scarpa per il NTF?In un testo che indica l’ambiguità come suo statuto principale, l’ipotesi meno peregrina, ma anche la meno suggerita dalle circostanze è che il signor Aloisio, - l’inseguitore appunto, - sia semplicemente un uomo comune. Dunque un disperato. Dunque un disperato per amore. Ma perché lo schema lucido di questa disperazione si dipani davanti agli occhi dello spettatore bisogna avere pazienza. E inseguire l’inseguitore nei suoi bluff, nelle sue disavventure (nelle cupe e intelligenti scene di Dario Gessati). Ma lo si fa assai volentieri perché quell’inseguitore è un bravissimo Arturo Cirillo che della pièce cura anche una regia che amplifica l’ambiguità del testo. (…).
Meravigliosamente cirilliani i cambi di registro nei link che il testo continuamente apre.
Come il sogno con Temistocle e Sofonisba (bravi Sabrina Scuccimarra e Salvatore Caruso), due anime gemelle in difetto con la normalità (a lui manca un occhio e un braccio, a lei un piede) che sul punto di appartenersi inciampano in un equivoco. E si perdono. Natascia Festa, “Corriere del Mezzogiorno” martedì 10 giugno
Tournée
22 > 23 maggio 09, Teatro Goldoni, Venezia
26 > 27 maggio 09, Teatro Verdi, Padova

