i film e i documentari
A Est
MultiCinema Modernissimo, dal 15 al 24 febbraio 2005
in collaborazione con:
Accademia d’Ungheria in Roma
FilmUnio – Ungheria
Cineteca di Budapest
Istituto polacco di cultura
Redazione «FuoriOrario» – Rai3
Proiezioni a ingresso gratuito.
non sono coraggioso nella vita ma al cinema sì
[…] se sei in paradiso o all’inferno non sei tu a sceglierlo,
ma dipende da dove sei nato e da chi sono i tuoi genitori [...]
perché la vita non è un miracolo
J.L. Godard, Notre Musique, 2004
Se il cinema dell’Europa dell’est (nella sua definizione, forse, troppo “generica”
per un’area geografica multiforme e multiculturale, alla continua ricerca di
una sua identità) ha una caratteristica comune da sempre – dai tempi della
sua “preistoria-lumiere”– è la sua ricerca di una sintesi tra l’estetica
e il senso profondo, la tradizione e la ricerca, lo spazio e il tempo filmico.
La percezione immediata è una tensione alla semplicità organica e compatta,
quella che – probabilmente – ha dato origine ad alcune delle scuole più
esemplari di film documentari e d’archivio. Cinema come vita e vita raccontata
come tempo decostruito, analitico, biologico. Un cinema che nelle sue luci
multiformi ha espresso ed esprime malinconica eleganza, tensione religiosa e
aspro minimalismo, crudele denuncia di una realtà spesso dolorosa, fiera e
complicata da squilibri economici e politici. Storicamente alla ricerca di
radici comuni, sospesa tra una vocazione apolide e un rigoroso contrappeso
anticapitalistico e conservativo. Una vena cupa e sotterranea e una – invece
– immaginifica, aerea, ricca di tradizioni uniche di fiabe o di misteri,
sublimi, violenti e teneri, realissimi. Abbiamo trovato alcune linee-cardine da
cui iniziare l’esplorazione, tre finestre da cui osservare quella particolare
cultura che per molti versi è stata “originaria” di un nuovo modo di fare e
intendere il cinema, che ha fatto scuola e continua a farlo: il “cinema della
realtà” (documentari, come finestre sulla realtà, ma anche testimonianza
viva e cruda sui più diversi aspetti della cultura, della storia, della
società); il “cinema della sperimentazione” (sin dalle sue origini tra
tradizione e ricerca di nuovi linguaggi); un occhio ai “classici-apolidi”
(piccoli esempi significativi e, forse, meno noti di registi “esemplari”, la
cui essenza parte dal teatro o dall’affresco teatrale: Fejos, Reitz, Polanski,
Pintilie, Kieslowski). Sicuramente è stata un’esplorazione parziale e
trasversale nel tempo e nei luoghi, da cui abbiamo voluto trarre, soprattutto,
le voci meno note ma significative, puntando sulle nuove generazioni (i registi
nati negli anni Settanta) in cui troviamo – originalmente rielaborate – la
tendenza realistica al “ritratto documentario”, il legame con la tradizione
popolare o filosofica e la forte commistione con il cinema occidentale e
americano: lo sloveno Jan Cvitkovic, gli ungheresi Ferenc Török, Arpad
Schilling fino a Benedek Fligauf che con Dealer, presentato a Berlino nel 2003,
ha stupito per l’originalità con cui ha ritratto la vita nella Budapest del
cambiamento, che a fatica sta diventando metropoli, quasi fantasmatica. In
collaborazione con l’Accademia d’Ungheria avremo alcuni dei film provenienti
dai maggiori Festival di cinema: Venezia, Berlino, Cannes. Alcuni film sono in
anteprima sulle uscite nazionali (Kontroll, “prix de la jeunesse” a Cannes).
Abbiamo privilegiato l’edizione con i sottotitoli italiani, ma per l’esclusiva
novità dei materiali, alcuni avranno i sottotitoli inglesi. Un omaggio
importante sarà per l’Europa apolide e mitteleuropea: Heimat il film evento
degli anni Ottanta, diventa il contrappunto di questo Est con la presenza finale
di Edgar Reitz. In contemporanea con l’uscita italiana, avremo modo di vedere,
sin dall’inizio (dalla sua prima parte), tinteggiarsi l’affresco
cinematografico più significativo sulla storia contemporanea e i suoi
cambiamenti. Cronaca fluviale, intensa e semplicissima di quasi un secolo, dove
la quotidianità diventa epica lucida, spietata e sentimentale, commedia umana,
saga ininterrotta. Riguardo alla tendenza a un cinema “dal piglio entomologico”,
vedremo Herz Frank regista particolarissimo e geniale fondatore della nuova
scuola del documentario di Riga, in cui riconosciamo quel tratto da “entomologo
della vita”, del fotogramma biologico perché «il cinema come racconto di
vita deve partire prima da se stessi». Il “Videodrome” sarà uno spazio
aperto, quasi autogestito, dove si potranno vedere (e forse anche ri-vedere)
cose molto diverse tra loro. Luogo di visioni a tema e di incontri: dai
documentari al teatro in video. Tra gli autori ci sono i polacchi apolidi
Polanski e Rybczynski, oltre Maria Zmarz-Koczanowicz di cui vedremo i suoi film
sul cambio generazionale (in collaborazione con il romano Istituto polacco di
cultura). Una giornata sarà dedicata all’animazione che discende direttamente
dalla tradizione popolare, dal teatro e dalla letteratura con una selezione di
autori da Ungheria, Polonia e Repubblica ceca: Jan Svankmajer “l’alchimista
del surreale”, Jiri Trnka, Viktor Kubal, Piotr Dumala (polacco, regista,
animatore, scenografo, sceneggiatore e autore di racconti, uno dei più
originali autori del cinema animato contemporaneo). Una giornata sarà dedicata
a Paul Fejos (1897-1963), figura particolare e fascinosa di regista, ma anche
antropologo, intellettuale, scienziato. Poco conosciuto, ma da considerarsi, uno
dei “padri” del cinema d’autore sofisticato ed elegante che affonda le sue
radici nella mitteleuropa tra Austria, Germania, Ungheria (Von Stroheim, Lang,
Von Sternberg, Lubitsch, Wilder, Ophuls, Pabst, Preminger). Rosalba
Ruggeri
martedì 15 febbraio
sala 2 – ore 15.00
Ferenc Török (Ungheria 1971)
Moskva Tér - Piazza Mosca, 2001; 88 minuti, 35 millimetri, v.
or.sott.it
Piazza Mosca è il luogo di incontro dei giovani di Budapest, da lì i teenager
partono per la notte, centro nevralgico e inquieto delle loro vite. Il film
inizia in una serata così, proprio a piazza Mosca. È il 1989. Un anno decisivo
per il cambiamento di quei paesi e per l’Ungheria. Microcosmi di adolescenti
su un panorama più vasto. Storia e politica fanno da sfondo ai primi amori,
alle prime delusioni, le ansie per l’esame di maturità. Microstorie innestate
dentro la Storia. Un “come eravamo” del passato prossimo diventato film di
culto in Ungheria. Moskva Tér è il film con cui Török, si è
diplomato alla scuola di regia, caso unico per un giovane regista che con il suo
primo lungometraggio riesce a vincere molti premi internazionali e farsi
conoscere oltre i confini del suo paese, con grande consenso di pubblico e di
critica
Ferenc Török (Ungheria 1971)
Ha studiato critica cinematografica al János Vitéz College, poi si è
diplomato alla scuola di regia del Budapest SFE Film School. Durante gli studi
ha realizzato diversi corti e documentari, alcuni dei quali per la televisione
ungherese. A Piazza Mosca hanno fatto seguito: Alig/Holiday House
(2001, corto), Jött egy busz - Cipok/A Bus Came - Shoes (2003, corto), Szezon/Eastern
Sugar (2003), A szabadság szobra/The Statue of Freedom
(2004), Insieme a Viktor Bodo, Gyorgy Palfi, Arpad Shilling e Kornel Mundruczo
fa parte del cosiddetto “giovane collettivo ungherese"
videodrome, ore 18.00
Jan Cvitkovic (Slovenia, 1966)
Kruh in mleko - Pane e latte, 2001; 68 minuti, b/n v. or.sott. it.
Il film è prodotto interamente in Slovenia e dimostra una scelta senz’altro
da incoraggiare. Il discorso più prettamente familiare si allarga alla
situazione drammatica che hanno vissuto e vivono i Balcani, vera e prima causa
della tragedia sociale descritta nel film. La macchina da presa si sofferma
liricamente e spietatamente sulla tensione dei dettagli del quotidiano. Domina
uno sguardo realistico funzionalmente affiancato da un bianco e nero che tende
ad impastarsi con il grigio. Un grigio che è innanzitutto il colore di quelle
case, di quelle giacche lise, dei capelli invecchiati su quei
volti, di quei luoghi.
Jan Cvitkovic (Slovenia, Lubiana, 1966)
Archeologo, scrittore, scenografo, regista, attore. Autore di una serie di
documentari televisivi. “Leone del futuro” al Festival di Venezia 2001 con Pane
e latte, miglior opera prima di un autore autodidatta, tra i più
interessanti della nuova generazione di cineasti della repubblica ex jugoslava.
A Venezia 2004 ha presentato il cortometraggio, Il cuore è un pezzo di
carne, su una storia d’amore che rompe l’equilibrio nella routine
quotidiana di un macellaio. Attualmente sta ultimando il suo secondo
lungometraggio.
giovedì 17 febbraio
sala 2 – ore 16.30
introduce katalin dorogi, accademia d’ungheria in roma
György Pálfi (Ungheria 1974)
Hukkle, 2002; 75 minuti, 35 millimetri, senza dialoghi)
Hukkle è una parola onomatopeica che imita il singhiozzo. Un film dove
non occorre conoscere la lingua, perché dai «piccoli rumori si intuiscono le
microstorie, la tragedia umana nascosta dietro la vera pace» (G. Pálfi). Un
piccolo paesino, su una panchina un signore anziano con il singhiozzo osserva la
realtà e la vita intorno a lui. All’apparenza un documentario naturalistico
che, dietro il paesaggio idilliaco, cela un mistero, il giallo del caso delle
signore dell’arsenico di Tiszazug, uno dei crimini ungheresi più celebri di
inizio Novecento. “Premio Fassbinder” 2002 per il miglior film rivelazione
da parte dell’Accademia europea del cinema.
György Pálfi (Ungheria 1974)
Nato a Budapest, si è diplomato all’Accademia di Arti cinematografiche e
drammatiche di Budapest. Enfânt prodige, ha realizzato piccoli super8 dall’età
di 12 anni. All’università si è fatto notare per la vena prolifica di corti
e documentari, che hanno avuto un buon riscontro nei festival di Mosca e
Budapest. Molti suo corti, denotano uno stile “entomologico-surreale”: Break
& Csekk (1993), The Fish (1997), Knock-Knock (1999), Round
and Round (1999). Hukkle [Hic (de crimes en crimes)] è il suo primo
lungometraggio. Pálfi si definisce un amante del genere thriller, “come
il suo maître spirituel, il filosofo Umberto Eco”. Insieme a Viktor
Bodo, Gyorgy Palfi, Arpad Shilling e Kornel Mundruczo fa parte del cosiddetto
“giovane collettivo ungherese”.
videodrome - ore 18.00
IMMAGINI IN MOVIMENTO
in collaborazione con l’istituto polacco di roma; l’accademia d’ungheria
introduce oscar cosulich
Una selezione di cortometraggi e film d’animazione, espressione
particolarissima della cultura dell’Est che diventa genere a sé stante,
scuola di arte e cultura con fortissime relazioni con letteratura, storia,
tradizione popolare, cinema. La scuola di animatori dell’EST è fortemente
legata alla tradizione teatrale e letteraria, alle tradizioni popolari, alle
leggende nazionali e folkloristiche e, soprattutto, alla tradizione delle
marionette. Storicamente si è sempre posta in contrapposizione stilistica e
ideologica rispetto alla classica animazione “disney”, che abita facilmente
l’immaginario comune, non essendo più fantasiosa o versatile, piena di humour
e colpi di scena fulminanti. Decisamente l’animazione dell’EST ha una
caratteristica più letteraria, raffinata, quasi barocca, piene di riferimenti
alle musiche popolari e alla pittura mediovale (Trnka, soprattutto).
Tra gli autori selezionati:
Jan Svankmajer e Jiri Trnka (Repubblica Ceca)
Victor Kubal (Slovacchia, 1923-1997)
Piotr Dumala (Polonia, 1956)
Zsofia Péterffy (Ungheria, 1972)
videodrome - ore 18.00
selezione a cura di FuoriOrario, Rai3
ESULI A CONFRONTO
I corti di Roman Polanski (Polonia 1933);
La sperimentazione di Zbigniew Rybczynski (Polonia 1949)
Roman Polanski (Varsavia, Polonia 1933)
Regista e attore, una vita segnata da eventi drammatici, Roman Polanski (il
vero cognome è Liebling) nasce il 18 agosto 1933 a Parigi. La famiglia ebrea di
origine polacca tornò nel 1937 in Polonia ma, a seguito del crescente
antisemitismo di quegli anni, venne rinchiusa nel ghetto di Varsavia. Ghetto dal
quale Roman fuggì, riuscendo così a salvarsi. La madre dopo esser stata
deportata, morì in un campo di sterminio. Dopo la seconda guerra mondiale Roman
Polanski, che ha sempre visto il teatro come il suo faro, concluse nel 1959 a
Cracovia e Lodz la formazione come attore di teatro e regista. E proprio i
diversi cortometraggi effettuati in questo periodo di studi, attirarono su di
lui l'attenzione della critica. Polanski in qualità di attore ha recitato anche
per la radio nonché in alcuni film ("Una generazione", "Lotna",
"Mago innocente", "Samson"). Il suo primo film
"Coltello nell'acqua" (1962, su soggetto di Jerzy Skolimowskiil) è
stata la prima pellicola polacca di un certo livello a non avere come tema la
guerra, e uno dei capolavori della cinematografia dell'epoca. Nel 1974 gira
negli USA "Chinatown". Ha ottenuto la Palma d'Oro al Filmfestival di
Cannes per "Il Pianista" e, sempre nel 2002 l'Academy Award per la
regia.
Filmografia: The Pianist, (2002); La nona porta (2001); Luna di fiele (1996);
Frantic (1988); Pirati (1986); Tess (1979); Chinatown (1974); CHE? (What?)
(1972); Macbeth (1971) (USA); Rosemary's Baby (1968); Vampire Killers, The
(1967), Cul-de-sac (1966); Repulsion (1965); Le più belle truffe del mondo
(1964.. ep.la truffa dei diamanti - Italy); Il coltello nell’acqua
(1963). Corti Le Gros et le maigre (1961); Gdy spadaja anioly (When Angels
Fall, 1959); Lampa (1959); Dwaj ludzie z szafa (1958); Morderstwo (1957);
Rozbijemy zabawe... (1957, Break Up the Dance); Rower (1955, Bicycle).
Zbig Rybczynski (1949, Lodz, Polonia)
E’cresciuto a Varsavia. Nel 1969, dopo aver frequentato il liceo
artistico, si iscrive all’Accademia di Cinematografia di Lódz, dove si
diploma nel 1972 come operatore. Qui realizza i suoi primi cortometraggi
Kwadrat e Take Five, continua a fare l’operatore per film
didattici, corti e lungometraggi di finzione. In questo periodo aderisce tra l’altro
al gruppo d’avanguardia Warsztat Formy Filmowej. Nel 1977, si
reca a Vienna dove realizza Weg Zum Nachbarn e Mein Fenster. Qui
tra l’altro apre uno studio di effetti speciali per una televisione austriaca.
Nel frattempo diviene un attivista di Solidarnosc e chiede asilo politico in
Austria dopo il colpo di stato di Jaruzelski. Nel 1983 vince l’Oscar per Tango
(1980) come miglior cortometraggio d’animazione e si trasferisce negli
Stati Uniti con la sua famiglia. Qui fonda la sua casa di produzione Zbig
Vision, realizzando per primo video in alta definizione, tra cui Steps
(1987), L’Orchestre (1990) e Kafka (1992). Zbig ha girato anche
numerosi music video per numerosi musicisti, vincendo tre MTV Awards nel 1986
per il clip Close to the Edit degli Art of Noise. Nel 1994 Rybczynski si
trasferisce in Germania: a Berlino lavora presso il CFB Zentrum, progettando
nuove tecniche di immagine al computer; mentre dal 1998 insegna a Colonia cinema
sperimentale presso l’Accademia di Arti mediali. Nel 2001 è ritornato negli
Usa. Attualmente risiede a Los Angeles. (www.zbigvision.com).
sabato 19 febbraio
sala 2 – ore 16.30
introduce katalin dorogi, accademia d’ungheria in roma.
Ferenc Török (Ungheria 1971)
Szezon - Stagione, 2004; 89 minuti, 35 millimetri, v.or.sott.it
La stagione del titolo è l’estate 2003: tre giovani partono per trovare un
lavoro estivo presso i luoghi di villeggiatura del lago Balaton. Trovano un
lavoro da camerieri, presso un albergo “club vacanze”, dove per un salario
da fame lavorano tra mille umiliazioni. Un ritratto delle classi medie
ungheresi, simile a quelle degli anni Trenta «un livello molto basso della
classe media. Esiste solo una direzione, quella verso il basso […] volevo
suggestionare lo spettatore, dimostrando che qui non c’è nulla». (F. Török).
Ferenc Török (Ungheria 1971)
Ha studiato critica cinematografica al János Vitéz College, poi si è
diplomato alla scuola di regia del Budapest SFE Film School. Durante gli studi
ha realizzato diversi corti e documentari, alcuni dei quali per la televisione
ungherese.A Piazza Mosca hanno fatto seguito: Alig/Holiday House
(2001, corto), Jött egy busz - Cipok/A Bus Came - Shoes (2003, corto), Szezon/Eastern
Sugar (2003), A szabadság szobra/The Statue of Freedom
(2004), Insieme a Viktor Bodo, Gyorgy Palfi, Arpad Shilling e Kornel Mundruczo
fa parte del cosiddetto “giovane collettivo ungherese”.
videodrome - ore 18.00
I documentari di Maria Zmarz-Koczanowicz (Polonia 1954)
In collaborazione con l’Istituto polacco di cultura di Roma.
Introduce Margherita Furdal (direttore dell’istituto polacco di Roma e
critico)
Proponiamo due documentari (il primo con sottotitoli inglesi, il secondo
con traduzione.simultanea), appartenenti al genere del ritratto sociale:
generazioni a confronto tra il 1968 e il 1989. La ‘Primavera di Praga’ e il
‘crollo del muro di Berlno’, due momenti epocali e cruciali per l’EST, tra
interviste, canzoni storiche dei cantautori dissidenti di quegli anni e immagini
di repertorio di grande forza. Generazioni “speciali”che hanno vissuto il
crollo del comunismo e la cosiddetta “rivoluzione di velluto”, gli inizi
della democrazia con il conseguente inizio dell’affascinante avventura di libertà/democrazia/capitalismo.
I film-documentari della Koczanowicz si distinguono per lo sguardo ironico e
trasversale attraverso le generazioni della nuova Polonia, in cui si alternano
situazioni storiche o illustrazioni della realtà sociale tendenti all’assurdo.
Maria Zmarz-Koczanowicz (Polonia 1954)
Laureata all’Accademia di Belle Arti a Breslavia e in regia all’Università
di Katowice, ha realizzato alcune decine di film documentari, riprese Video da
spettacoli teatrali e molti spettacoli televisivi. Allieva di Kristof
Kieslowskie Marcel Lozinski, è sempre molto attenta e selettiiva sugli
interlocutori che sceglie per i suoi documentari, riuscendo a creare dei
ritratti che rivelano perfino le più impercettibili caratteristiche dei vari
gruppi sociali, culturali, politici, tra realtà immediata e ritratto poetico.
mercoledì 23 febbraio
sala 2 – ore 16.30
Nimród Antal (1973)
Kontroll, 2003 (105 minuti, 35 millimetri, v.or.sott.ingl.)
Una giornata nella vita del giovane Bulcsú con i suoi amici, controllori del
metrò. Vita quotidiana del mondo sotterraneo della metropolitana, discorsi e
piccoli fatti, forse anche gli amori, le riconciliazioni, i rapporti mediocri,
comici, cupi, problematici. Sullo sfondo una lotta intestina tra bande opposte
di “controllori del metrò”. “Girato interamente sottoterra, KONTROLL,
coniuga atmosfere cupe, tipiche del cinema nazionale ungherese a un montaggio
ipercinetico da “racconto del terrore post-moderno” (Ray Bennett, The
Hollywood Reporter). Opera prima, presentato a Un certain regarde, ha
ottenuto il “prix de la jeunesse” al Festival di Cannes 2004. E’ stato il
maggior successo ungherese del 2003. In anteprima sull’uscita nelle sale
italiane, prevista per aprile/maggio 2005.
Nimród Antal (Los Angeles, 1973)
Nato a Los Angeles da famiglia ungherese, Antal, vive in Ungheria. Ha
studiato al Pasadena Art Center e all’Accademia ungherese delle arti
cinematografiche e drammatiche. Dopo aver diretto videoclip musicali, ha
realizzato i cortometraggi: Shooting Clown(1992) e Insurance(1999).
“Kontrol”, è il suo primo lungometraggio.
videodrome - ore 18.00; ore 20.30
introduce stefano francia
Pál Fejös (Budapest 1884 - New York 1963).
Omaggio a un regista particolare e fascinoso, antropologo, intellettuale,
scienziato. Poco conosciuto, dal grande pubblico, pioniere del genere melò tra
teatro e cinema (ma anche del documentario). Da considerarsi, uno dei “padri”
del cinema d’autore che affonda le sue radici nella mitteleuropa: dall’Ungheria,
all’Austria, alla Germania, fino a Hollywood.
Maria leggenda Ungherese (Tavaszi Zapor – 1932, 70min; muto
cartelli francesi).
Maria, giovane cameriera, rimane incinta e viene licenziata dalla padrona di
casa. Sottoposta all’umiliazione di essere trattata come una poco di buono da
tutti gli abitanti del suo piccolo paese, si trasferisce in città e trova
lavoro in un caffè frequentato da prostitute, che le danno aiuto, offrendole
anche una casa dove mettere al mondo la sua bambina. Ma, presto, la bambina le
viene portata via, Maria trova rifugio nella morte. Ma nella sua vita
ultraterrena la donna riesce a mantenere uno sguardo protettivo sulla bimba…
Il film è un esempio di “puro melò” anni ’30, legato anche alle
tradizioni popolari, in particolare alla leggenda delle “piogge di aprile”,
mandate dalle madri per proteggere la virtù delle figlie, tentate dalle
lusinghe della primavera e degli amori…
Pál Fejös (Budapest 1884 - New York 1963)
Nato a Budapest, studia medicina e inizia a lavorare come scenografo. Come
regista, realizza tra il 1920 e il 1923, vari film, andati tutti distrutti. Nel
1923 emigra a New York, lavora per cinque anni in teatro, prima di trasferirsi a
Hollywood, dove realizza sei lungometraggi, tra cui Brodaway (1929),
spettacolare per le messe in scena e le innovazioni tecniche. Stanco di
Hollywood, torna in Europa, prima in Francia, poi in Germania e Ungheria, quindi
Austria (Sonnehstrahl). Negli anni ’40, si interessa di antropologia e
gira il mondo, realizzandoi film-documentari. Nel 1941, abbandona completamente
il cinema e torna a New York, dove morirà nel 1963, ricoprendo la carica di
direttore della Wenner-Gren-Foundation for Anthropological reserch.
giovedi 24 febbraio
sala 2 – ore 16.30
enrico ghezzi presenta i documentari di Herz Frank (Lettonia 1926)
Kentaura - Centauro, 1973 (10 minuti, 35 millimetri,
senza dialoghi. Riga documentary film studio)
Sui rapporti tra uomini e cavalli.
Diagnosis, 1975 (10 minuti, 35 millimetri, senza dialoghi. Riga
documentary film studio).
Racconto tragicomico su vita e malattia, nello stile del documentario poetico
della scuola di Riga.
Starsha na 10 minute Dieci minuti più grande, 1978 (10 minuti, 35
millimetri, senza dialoghi)
Documentario muto sulla faccia di un bambino, spettatore di un dramma teatrale.
Hasn Pesnej Il canto dei canti, 1989 (10 minuti, 35 millimetri,
senza dialoghi. Riga documentary film st.)
Un parto momento sacrale e rito supremo.
Dear Juliet Cara Giulietta, 2003 (30 minuti, 35 millimetri.senza
dialoghi Studio Efef/Frank film).
Documentario girato in Italia, a Verona, nel cortile della “casa di Giulietta”.
Piccole scene si avvicendano dal mattino alla sera, in un’atmosfera molto
speciale.
Herz Frank
nasce a Ludza in Lettonia nel 1926. Completa gli studi universitari in
legge a Mosca nel 1947. Comincia a lavorare come consulente di studi legali,
giornalista, insegnante. Dal 1949 entra a far parte degli studi cinematografici
di Riga. Come direttore della fotografia, montatore, sceneggiatore e regista.
Realizza - dapprima - documentari, poi nel 1965 - Pane e sale. Dal
1993 vive in Israele. Ha ricevuto numerosi premi Internazionali e molti
volumi sulla sua opera sono stati pubblicati in tutto il mondo, tra cui un
capitolo del'opera "storia del film d'arte sovietico". Herz Frank e'
uno dei fondatori-iniziatori del "cinema poetico di Riga". Ha
scritto "la carta di Tolomeo" raccolta di scritti sul
"documentario poetico".
a seguire - ore18.00
Schegge d’europa
EURÓPÁBÓL EURÓPÁBA
From Europe into Europe - Dall’Europa all’Europa, 2003; 36 minuti,
35 millimetri, v.or.sott.ingl.
di: Ildikó Enyedi, Benedek Fliegauf, Miklós Jancsó, Zsolt Kázdi-Kovács,
Elemér Ragályi, János
Rózsa, Pál Sándor, Sándor Sára,Ferenc Torok
Dieci brevi, personali, poetiche dichiarazioni e riflessioni di dieci
registi ungheresi di generazioni diverse, sull’Europa, lo stato della cultura,
le loro esperienze. Un'opera ungherese a più mani, proiezione speciale a
Venezia 2003. "From Europe Into Europe" un mediometraggio originale e
molto interessante realizzato da 10 registi (fra loro Szabo, Jancso e Kovacs).
Ciascuno di essi ha esposto in pochi minuti perchè l'Ungheria fa parte
dell'Europa e cosa pensa dell'ingresso nell'Unione Europea.
Árpád Schilling (Ungheria 1974)
Határontúl (2004, 20 minuti, 35 millimetri, v.or.sott.ingl.)
Tre storie di profughi che non pongono domande provocatorie o risposte
sagge: fotografie fredde o ciniche di un’epoca della crudeltà e della
fallibilità dell’uomo.
Árpád Schilling (Ungheria 1974)
Il regista è direttore e fondatore del teatro Krétakör. Le sue produzioni
teatrali sono conosciute a livello internazionale, compreso il Piccolo teatro di
Milano.
videodrome – ore 18.30
Introduce Silvana Silvestri, «Il Manifesto»
Benedek Fliegauf (Ungheria, 1974)
Dealer (2004, 135 minuti, beta, v.or.sott.ingl)
Un film pluripremiato e osannato dalla critica al Festival di Berlino. Un
film su due ruote, durante un’unica giornata nella quotidianità malsana di
uno spacciatore. Una frenetica pedalata metropolitana, raccontando la ferocia
dei moderni destini incrociati senza limiti di spazio e tempo, con forti derive
di humour nero.
Benedek Fliegauf (Budapest,1974)
Nato a Budapest, dopo le scuole superiori ha studiato come scenografo. Ha
lavorato come regista assistente di Miklos Jancso e Arpad Sopsits. Per la
televisione ungherese ha realizzato e montato diversi programmi e documentari.
Nel 2001 ha realizzato il video per i Talking Heads, Hypnosis. Il suo
primo lungometraggio (Rengeteg, 2003) ha vinto il premio Wolfgang Staudte
per i giovani registi, al Festival di Berlino
La Feltrinelli Napoli, Piazza dei Martiri, - 1 marzo ore 18.00
Goffredo Fofi incontra Edgar Reitz
Un omaggio, importante sarà per l’Europa apolide e mitteleuropea:*HEIMAT
il film evento degli anni ’80, diventa l’evento e il contrappunto di questo
EST con la presenza finale di Edgar Reisz..
In contemporanea con l’uscita italiana di HEIMAT 3, avremo modo di
vedere tinteggiarsi l’affresco cinematografico più significativo sulla storia
contemporanea e i suoi cambiamenti. Cronaca fluviale, intensa e semplicissima di
quasi un secolo, dove la quotidianità diventa epica lucida spietata e
sentimentale, commedia umana, saga ininterrotta.
Edgar Reitz nasce nel 1932. Cresciuto nell’Hunsrück, dopo la maturità
studia germanistica, pubblicistica e scienze teatrali a Monaco. Dalla metà
degli anni Cinquanta si dedica alla letteratura, alla musica d’avanguardia,
alle arti visive e al cinema. Realizza i primi cortometraggi a partire dal 1958.
Si unisce all’Oberhausener Gruppe che, nel 1962, fonda il movimento del Junger
Deutscher Film (Giovane cinema tedesco), dichiarando morto il «cinema di
papà». L’anno successivo fonda, insieme ad altri giovani cineasti, l’Institut
für Filmgestaltung presso la Hochschule für Gestaltung di Ulm. In questa, che
è stata la prima scuola di cinema della Repubblica federale tedesca, Reitz
insegna regia e teoria della ripresa per otto anni. Nello stesso periodo nasce
il suo primo lungometraggio, Mahlzeiten (L’insaziabile),
premiato al Festival del cinema di Venezia nel 1966 come migliore opera prima.
Seguono numerosi altri lungometraggi, documentari e film sperimentali che
ottengono riconoscimenti internazionali. Nel 1971 Reitz fonda a Monaco una
società di produzione cinematografica, che da allora realizza i suoi progetti
ma anche quelli di altri registi. Dalla metà degli anni Settanta ha pubblicato
numerosi saggi sulla teoria e l’estetica del cinema, ma anche racconti, saggi,
poesia e versioni letterarie dei suoi film. Nel 1995 ha fondato a Karlsruhe l’Europäisches
Institut des Kinofilms, EIKK. È docente al dipartimento di cinematografia
presso la Staatliche Hochschule für Gestaltung di Karlsruhe.
HEIMAT 3
(anteprima, cinema Filangieri, 1 marzo ore: 11.00; 20.30)

