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i film e i documentari

A Est


MultiCinema Modernissimo, dal 15 al 24 febbraio 2005


in collaborazione con:
Accademia d’Ungheria in Roma
FilmUnio – Ungheria
Cineteca di Budapest
Istituto polacco di cultura
Redazione «FuoriOrario» – Rai3

Proiezioni a ingresso gratuito.


non sono coraggioso nella vita ma al cinema sì
[…] se sei in paradiso o all’inferno non sei tu a sceglierlo,
ma dipende da dove sei nato e da chi sono i tuoi genitori [...]
perché la vita non è un miracolo
J.L. Godard, Notre Musique, 2004


Se il cinema dell’Europa dell’est (nella sua definizione, forse, troppo “generica” per un’area geografica multiforme e multiculturale, alla continua ricerca di una sua identità) ha una caratteristica comune da sempre – dai tempi della sua “preistoria-lumiere”– è la sua ricerca di una sintesi tra l’estetica e il senso profondo, la tradizione e la ricerca, lo spazio e il tempo filmico. La percezione immediata è una tensione alla semplicità organica e compatta, quella che – probabilmente – ha dato origine ad alcune delle scuole più esemplari di film documentari e d’archivio. Cinema come vita e vita raccontata come tempo decostruito, analitico, biologico. Un cinema che nelle sue luci multiformi ha espresso ed esprime malinconica eleganza, tensione religiosa e aspro minimalismo, crudele denuncia di una realtà spesso dolorosa, fiera e complicata da squilibri economici e politici. Storicamente alla ricerca di radici comuni, sospesa tra una vocazione apolide e un rigoroso contrappeso anticapitalistico e conservativo. Una vena cupa e sotterranea e una – invece – immaginifica, aerea, ricca di tradizioni uniche di fiabe o di misteri, sublimi, violenti e teneri, realissimi. Abbiamo trovato alcune linee-cardine da cui iniziare l’esplorazione, tre finestre da cui osservare quella particolare cultura che per molti versi è stata “originaria” di un nuovo modo di fare e intendere il cinema, che ha fatto scuola e continua a farlo: il “cinema della realtà” (documentari, come finestre sulla realtà, ma anche testimonianza viva e cruda sui più diversi aspetti della cultura, della storia, della società); il “cinema della sperimentazione” (sin dalle sue origini tra tradizione e ricerca di nuovi linguaggi); un occhio ai “classici-apolidi” (piccoli esempi significativi e, forse, meno noti di registi “esemplari”, la cui essenza parte dal teatro o dall’affresco teatrale: Fejos, Reitz, Polanski, Pintilie, Kieslowski). Sicuramente è stata un’esplorazione parziale e trasversale nel tempo e nei luoghi, da cui abbiamo voluto trarre, soprattutto, le voci meno note ma significative, puntando sulle nuove generazioni (i registi nati negli anni Settanta) in cui troviamo – originalmente rielaborate – la tendenza realistica al “ritratto documentario”, il legame con la tradizione popolare o filosofica e la forte commistione con il cinema occidentale e americano: lo sloveno Jan Cvitkovic, gli ungheresi Ferenc Török, Arpad Schilling fino a Benedek Fligauf che con Dealer, presentato a Berlino nel 2003, ha stupito per l’originalità con cui ha ritratto la vita nella Budapest del cambiamento, che a fatica sta diventando metropoli, quasi fantasmatica. In collaborazione con l’Accademia d’Ungheria avremo alcuni dei film provenienti dai maggiori Festival di cinema: Venezia, Berlino, Cannes. Alcuni film sono in anteprima sulle uscite nazionali (Kontroll, “prix de la jeunesse” a Cannes). Abbiamo privilegiato l’edizione con i sottotitoli italiani, ma per l’esclusiva novità dei materiali, alcuni avranno i sottotitoli inglesi. Un omaggio importante sarà per l’Europa apolide e mitteleuropea: Heimat il film evento degli anni Ottanta, diventa il contrappunto di questo Est con la presenza finale di Edgar Reitz. In contemporanea con l’uscita italiana, avremo modo di vedere, sin dall’inizio (dalla sua prima parte), tinteggiarsi l’affresco cinematografico più significativo sulla storia contemporanea e i suoi cambiamenti. Cronaca fluviale, intensa e semplicissima di quasi un secolo, dove la quotidianità diventa epica lucida, spietata e sentimentale, commedia umana, saga ininterrotta. Riguardo alla tendenza a un cinema “dal piglio entomologico”, vedremo Herz Frank regista particolarissimo e geniale fondatore della nuova scuola del documentario di Riga, in cui riconosciamo quel tratto da “entomologo della vita”, del fotogramma biologico perché «il cinema come racconto di vita deve partire prima da se stessi». Il “Videodrome” sarà uno spazio aperto, quasi autogestito, dove si potranno vedere (e forse anche ri-vedere) cose molto diverse tra loro. Luogo di visioni a tema e di incontri: dai documentari al teatro in video. Tra gli autori ci sono i polacchi apolidi Polanski e Rybczynski, oltre Maria Zmarz-Koczanowicz di cui vedremo i suoi film sul cambio generazionale (in collaborazione con il romano Istituto polacco di cultura). Una giornata sarà dedicata all’animazione che discende direttamente dalla tradizione popolare, dal teatro e dalla letteratura con una selezione di autori da Ungheria, Polonia e Repubblica ceca: Jan Svankmajer “l’alchimista del surreale”, Jiri Trnka, Viktor Kubal, Piotr Dumala (polacco, regista, animatore, scenografo, sceneggiatore e autore di racconti, uno dei più originali autori del cinema animato contemporaneo). Una giornata sarà dedicata a Paul Fejos (1897-1963), figura particolare e fascinosa di regista, ma anche antropologo, intellettuale, scienziato. Poco conosciuto, ma da considerarsi, uno dei “padri” del cinema d’autore sofisticato ed elegante che affonda le sue radici nella mitteleuropa tra Austria, Germania, Ungheria (Von Stroheim, Lang, Von Sternberg, Lubitsch, Wilder, Ophuls, Pabst, Preminger). Rosalba Ruggeri


martedì 15 febbraio

sala 2 – ore 15.00

Ferenc Török (Ungheria 1971)

Moskva Tér - Piazza Mosca, 2001; 88 minuti, 35 millimetri, v. or.sott.it
Piazza Mosca è il luogo di incontro dei giovani di Budapest, da lì i teenager partono per la notte, centro nevralgico e inquieto delle loro vite. Il film inizia in una serata così, proprio a piazza Mosca. È il 1989. Un anno decisivo per il cambiamento di quei paesi e per l’Ungheria. Microcosmi di adolescenti su un panorama più vasto. Storia e politica fanno da sfondo ai primi amori, alle prime delusioni, le ansie per l’esame di maturità. Microstorie innestate dentro la Storia. Un “come eravamo” del passato prossimo diventato film di culto in Ungheria. Moskva Tér è il film con cui Török, si è diplomato alla scuola di regia, caso unico per un giovane regista che con il suo primo lungometraggio riesce a vincere molti premi internazionali e farsi conoscere oltre i confini del suo paese, con grande consenso di pubblico e di critica
Ferenc Török (Ungheria 1971)
Ha studiato critica cinematografica al János Vitéz College, poi si è diplomato alla scuola di regia del Budapest SFE Film School. Durante gli studi ha realizzato diversi corti e documentari, alcuni dei quali per la televisione ungherese. A Piazza Mosca hanno fatto seguito: Alig/Holiday House (2001, corto), Jött egy busz - Cipok/A Bus Came - Shoes (2003, corto), Szezon/Eastern Sugar (2003), A szabadság szobra/The Statue of Freedom (2004), Insieme a Viktor Bodo, Gyorgy Palfi, Arpad Shilling e Kornel Mundruczo fa parte del cosiddetto “giovane collettivo ungherese"

videodrome, ore 18.00

Jan Cvitkovic (Slovenia, 1966)
Kruh in mleko - Pane e latte, 2001; 68 minuti, b/n v. or.sott. it.
Il film è prodotto interamente in Slovenia e dimostra una scelta senz’altro da incoraggiare. Il discorso più prettamente familiare si allarga alla situazione drammatica che hanno vissuto e vivono i Balcani, vera e prima causa della tragedia sociale descritta nel film. La macchina da presa si sofferma liricamente e spietatamente sulla tensione dei dettagli del quotidiano. Domina uno sguardo realistico funzionalmente affiancato da un bianco e nero che tende ad impastarsi con il grigio. Un grigio che è innanzitutto il colore di quelle case, di quelle giacche lise, dei capelli invecchiati su quei volti, di quei luoghi.
Jan Cvitkovic (Slovenia, Lubiana, 1966)
Archeologo, scrittore, scenografo, regista, attore. Autore di una serie di documentari televisivi. “Leone del futuro” al Festival di Venezia 2001 con Pane e latte, miglior opera prima di un autore autodidatta, tra i più interessanti della nuova generazione di cineasti della repubblica ex jugoslava. A Venezia 2004 ha presentato il cortometraggio, Il cuore è un pezzo di carne, su una storia d’amore che rompe l’equilibrio nella routine quotidiana di un macellaio. Attualmente sta ultimando il suo secondo lungometraggio.

giovedì 17 febbraio

sala 2 – ore 16.30

introduce katalin dorogi, accademia d’ungheria in roma

György Pálfi (Ungheria 1974)
Hukkle, 2002;
75 minuti, 35 millimetri, senza dialoghi)
Hukkle è una parola onomatopeica che imita il singhiozzo. Un film dove non occorre conoscere la lingua, perché dai «piccoli rumori si intuiscono le microstorie, la tragedia umana nascosta dietro la vera pace» (G. Pálfi). Un piccolo paesino, su una panchina un signore anziano con il singhiozzo osserva la realtà e la vita intorno a lui. All’apparenza un documentario naturalistico che, dietro il paesaggio idilliaco, cela un mistero, il giallo del caso delle signore dell’arsenico di Tiszazug, uno dei crimini ungheresi più celebri di inizio Novecento. “Premio Fassbinder” 2002 per il miglior film rivelazione da parte dell’Accademia europea del cinema.
György Pálfi (Ungheria 1974)
Nato a Budapest, si è diplomato all’Accademia di Arti cinematografiche e drammatiche di Budapest. Enfânt prodige, ha realizzato piccoli super8 dall’età di 12 anni. All’università si è fatto notare per la vena prolifica di corti e documentari, che hanno avuto un buon riscontro nei festival di Mosca e Budapest. Molti suo corti, denotano uno stile “entomologico-surreale”: Break & Csekk (1993), The Fish (1997), Knock-Knock (1999), Round and Round (1999). Hukkle [Hic (de crimes en crimes)] è il suo primo lungometraggio. Pálfi si definisce un amante del genere thriller, “come il suo maître spirituel, il filosofo Umberto Eco”. Insieme a Viktor Bodo, Gyorgy Palfi, Arpad Shilling e Kornel Mundruczo fa parte del cosiddetto “giovane collettivo ungherese”.

videodrome - ore 18.00

IMMAGINI IN MOVIMENTO

in collaborazione con l’istituto polacco di roma; l’accademia d’ungheria

introduce oscar cosulich
Una selezione di cortometraggi e film d’animazione, espressione particolarissima della cultura dell’Est che diventa genere a sé stante, scuola di arte e cultura con fortissime relazioni con letteratura, storia, tradizione popolare, cinema. La scuola di animatori dell’EST è fortemente legata alla tradizione teatrale e letteraria, alle tradizioni popolari, alle leggende nazionali e folkloristiche e, soprattutto, alla tradizione delle marionette. Storicamente si è sempre posta in contrapposizione stilistica e ideologica rispetto alla classica animazione “disney”, che abita facilmente l’immaginario comune, non essendo più fantasiosa o versatile, piena di humour e colpi di scena fulminanti. Decisamente l’animazione dell’EST ha una caratteristica più letteraria, raffinata, quasi barocca, piene di riferimenti alle musiche popolari e alla pittura mediovale (Trnka, soprattutto).
Tra gli autori selezionati:
Jan Svankmajer e Jiri Trnka (Repubblica Ceca)
Victor Kubal (Slovacchia, 1923-1997)
Piotr Dumala (Polonia, 1956)
Zsofia Péterffy (Ungheria, 1972)

videodrome - ore 18.00

selezione a cura di FuoriOrario, Rai3

ESULI A CONFRONTO
I corti di Roman Polanski (Polonia 1933);
La sperimentazione di Zbigniew Rybczynski (Polonia 1949)
Roman Polanski (Varsavia, Polonia 1933)
Regista e attore, una vita segnata da eventi drammatici, Roman Polanski (il vero cognome è Liebling) nasce il 18 agosto 1933 a Parigi. La famiglia ebrea di origine polacca tornò nel 1937 in Polonia ma, a seguito del crescente antisemitismo di quegli anni, venne rinchiusa nel ghetto di Varsavia. Ghetto dal quale Roman fuggì, riuscendo così a salvarsi. La madre dopo esser stata deportata, morì in un campo di sterminio. Dopo la seconda guerra mondiale Roman Polanski, che ha sempre visto il teatro come il suo faro, concluse nel 1959 a Cracovia e Lodz la formazione come attore di teatro e regista. E proprio i diversi cortometraggi effettuati in questo periodo di studi, attirarono su di lui l'attenzione della critica. Polanski in qualità di attore ha recitato anche per la radio nonché in alcuni film ("Una generazione", "Lotna", "Mago innocente", "Samson"). Il suo primo film "Coltello nell'acqua" (1962, su soggetto di Jerzy Skolimowskiil) è stata la prima pellicola polacca di un certo livello a non avere come tema la guerra, e uno dei capolavori della cinematografia dell'epoca. Nel 1974 gira negli USA "Chinatown". Ha ottenuto la Palma d'Oro al Filmfestival di Cannes per "Il Pianista" e, sempre nel 2002 l'Academy Award per la regia.
Filmografia: The Pianist, (2002); La nona porta (2001); Luna di fiele (1996); Frantic (1988); Pirati (1986); Tess (1979); Chinatown (1974); CHE? (What?) (1972); Macbeth (1971) (USA); Rosemary's Baby (1968); Vampire Killers, The (1967), Cul-de-sac (1966); Repulsion (1965); Le più belle truffe del mondo (1964.. ep.la truffa dei diamanti - Italy); Il coltello nell’acqua (1963). Corti Le Gros et le maigre (1961); Gdy spadaja anioly (When Angels Fall, 1959); Lampa (1959); Dwaj ludzie z szafa (1958); Morderstwo (1957); Rozbijemy zabawe... (1957, Break Up the Dance); Rower (1955, Bicycle).
Zbig Rybczynski (1949, Lodz, Polonia)
E’cresciuto a Varsavia. Nel 1969, dopo aver frequentato il liceo artistico, si iscrive all’Accademia di Cinematografia di Lódz, dove si diploma nel 1972 come operatore. Qui realizza i suoi primi cortometraggi Kwadrat e Take Five, continua a fare l’operatore per film didattici, corti e lungometraggi di finzione. In questo periodo aderisce tra l’altro al gruppo d’avanguardia Warsztat Formy Filmowej. Nel 1977, si reca a Vienna dove realizza Weg Zum Nachbarn e Mein Fenster. Qui tra l’altro apre uno studio di effetti speciali per una televisione austriaca. Nel frattempo diviene un attivista di Solidarnosc e chiede asilo politico in Austria dopo il colpo di stato di Jaruzelski. Nel 1983 vince l’Oscar per Tango (1980) come miglior cortometraggio d’animazione e si trasferisce negli Stati Uniti con la sua famiglia. Qui fonda la sua casa di produzione Zbig Vision, realizzando per primo video in alta definizione, tra cui Steps (1987), L’Orchestre (1990) e Kafka (1992). Zbig ha girato anche numerosi music video per numerosi musicisti, vincendo tre MTV Awards nel 1986 per il clip Close to the Edit degli Art of Noise. Nel 1994 Rybczynski si trasferisce in Germania: a Berlino lavora presso il CFB Zentrum, progettando nuove tecniche di immagine al computer; mentre dal 1998 insegna a Colonia cinema sperimentale presso l’Accademia di Arti mediali. Nel 2001 è ritornato negli Usa. Attualmente risiede a Los Angeles. (www.zbigvision.com).

sabato 19 febbraio

sala 2 – ore 16.30

introduce katalin dorogi, accademia d’ungheria in roma.

Ferenc Török (Ungheria 1971)
Szezon - Stagione, 2004; 89 minuti, 35 millimetri, v.or.sott.it
La stagione del titolo è l’estate 2003: tre giovani partono per trovare un lavoro estivo presso i luoghi di villeggiatura del lago Balaton. Trovano un lavoro da camerieri, presso un albergo “club vacanze”, dove per un salario da fame lavorano tra mille umiliazioni. Un ritratto delle classi medie ungheresi, simile a quelle degli anni Trenta «un livello molto basso della classe media. Esiste solo una direzione, quella verso il basso […] volevo suggestionare lo spettatore, dimostrando che qui non c’è nulla». (F. Török).
Ferenc Török (Ungheria 1971)
Ha studiato critica cinematografica al János Vitéz College, poi si è diplomato alla scuola di regia del Budapest SFE Film School. Durante gli studi ha realizzato diversi corti e documentari, alcuni dei quali per la televisione ungherese.A Piazza Mosca hanno fatto seguito: Alig/Holiday House (2001, corto), Jött egy busz - Cipok/A Bus Came - Shoes (2003, corto), Szezon/Eastern Sugar (2003), A szabadság szobra/The Statue of Freedom (2004), Insieme a Viktor Bodo, Gyorgy Palfi, Arpad Shilling e Kornel Mundruczo fa parte del cosiddetto “giovane collettivo ungherese”.

lunedì 21 febbraio

videodrome - ore 18.00

I documentari di Maria Zmarz-Koczanowicz (Polonia 1954)
In collaborazione con l’Istituto polacco di cultura di Roma.
Introduce Margherita Furdal (direttore dell’istituto polacco di Roma e critico)
Proponiamo due documentari (il primo con sottotitoli inglesi, il secondo con traduzione.simultanea), appartenenti al genere del ritratto sociale: generazioni a confronto tra il 1968 e il 1989. La ‘Primavera di Praga’ e il ‘crollo del muro di Berlno’, due momenti epocali e cruciali per l’EST, tra interviste, canzoni storiche dei cantautori dissidenti di quegli anni e immagini di repertorio di grande forza. Generazioni “speciali”che hanno vissuto il crollo del comunismo e la cosiddetta “rivoluzione di velluto”, gli inizi della democrazia con il conseguente inizio dell’affascinante avventura di libertà/democrazia/capitalismo. I film-documentari della Koczanowicz si distinguono per lo sguardo ironico e trasversale attraverso le generazioni della nuova Polonia, in cui si alternano situazioni storiche o illustrazioni della realtà sociale tendenti all’assurdo.
Maria Zmarz-Koczanowicz (Polonia 1954)
Laureata all’Accademia di Belle Arti a Breslavia e in regia all’Università di Katowice, ha realizzato alcune decine di film documentari, riprese Video da spettacoli teatrali e molti spettacoli televisivi. Allieva di Kristof Kieslowskie Marcel Lozinski, è sempre molto attenta e selettiiva sugli interlocutori che sceglie per i suoi documentari, riuscendo a creare dei ritratti che rivelano perfino le più impercettibili caratteristiche dei vari gruppi sociali, culturali, politici, tra realtà immediata e ritratto poetico.

mercoledì 23 febbraio

sala 2 – ore 16.30

Nimród Antal (1973)
Kontroll, 2003 (105 minuti, 35 millimetri, v.or.sott.ingl.)
Una giornata nella vita del giovane Bulcsú con i suoi amici, controllori del metrò. Vita quotidiana del mondo sotterraneo della metropolitana, discorsi e piccoli fatti, forse anche gli amori, le riconciliazioni, i rapporti mediocri, comici, cupi, problematici. Sullo sfondo una lotta intestina tra bande opposte di “controllori del metrò”. “Girato interamente sottoterra, KONTROLL, coniuga atmosfere cupe, tipiche del cinema nazionale ungherese a un montaggio ipercinetico da “racconto del terrore post-moderno” (Ray Bennett, The Hollywood Reporter). Opera prima, presentato a Un certain regarde, ha ottenuto il “prix de la jeunesse” al Festival di Cannes 2004. E’ stato il maggior successo ungherese del 2003. In anteprima sull’uscita nelle sale italiane, prevista per aprile/maggio 2005.
Nimród Antal (Los Angeles, 1973)
Nato a Los Angeles da famiglia ungherese, Antal, vive in Ungheria. Ha studiato al Pasadena Art Center e all’Accademia ungherese delle arti cinematografiche e drammatiche. Dopo aver diretto videoclip musicali, ha realizzato i cortometraggi: Shooting Clown(1992) e Insurance(1999). “Kontrol”, è il suo primo lungometraggio.

videodrome - ore 18.00; ore 20.30

introduce stefano francia

Pál Fejös
(Budapest 1884 - New York 1963).
Omaggio a un regista particolare e fascinoso, antropologo, intellettuale, scienziato. Poco conosciuto, dal grande pubblico, pioniere del genere melò tra teatro e cinema (ma anche del documentario). Da considerarsi, uno dei “padri” del cinema d’autore che affonda le sue radici nella mitteleuropa: dall’Ungheria, all’Austria, alla Germania, fino a Hollywood.
Maria leggenda Ungherese (Tavaszi Zapor – 1932, 70min; muto cartelli francesi).
Maria, giovane cameriera, rimane incinta e viene licenziata dalla padrona di casa. Sottoposta all’umiliazione di essere trattata come una poco di buono da tutti gli abitanti del suo piccolo paese, si trasferisce in città e trova lavoro in un caffè frequentato da prostitute, che le danno aiuto, offrendole anche una casa dove mettere al mondo la sua bambina. Ma, presto, la bambina le viene portata via, Maria trova rifugio nella morte. Ma nella sua vita ultraterrena la donna riesce a mantenere uno sguardo protettivo sulla bimba… Il film è un esempio di “puro melò” anni ’30, legato anche alle tradizioni popolari, in particolare alla leggenda delle “piogge di aprile”, mandate dalle madri per proteggere la virtù delle figlie, tentate dalle lusinghe della primavera e degli amori…
Pál Fejös (Budapest 1884 - New York 1963)
Nato a Budapest, studia medicina e inizia a lavorare come scenografo. Come regista, realizza tra il 1920 e il 1923, vari film, andati tutti distrutti. Nel 1923 emigra a New York, lavora per cinque anni in teatro, prima di trasferirsi a Hollywood, dove realizza sei lungometraggi, tra cui Brodaway (1929), spettacolare per le messe in scena e le innovazioni tecniche. Stanco di Hollywood, torna in Europa, prima in Francia, poi in Germania e Ungheria, quindi Austria (Sonnehstrahl). Negli anni ’40, si interessa di antropologia e gira il mondo, realizzandoi film-documentari. Nel 1941, abbandona completamente il cinema e torna a New York, dove morirà nel 1963, ricoprendo la carica di direttore della Wenner-Gren-Foundation for Anthropological reserch.

giovedi 24 febbraio

sala 2 – ore 16.30

enrico ghezzi presenta i documentari di Herz Frank (Lettonia 1926)

Kentaura - Centauro, 1973 (10 minuti, 35 millimetri, senza dialoghi. Riga documentary film studio)
Sui rapporti tra uomini e cavalli.
Diagnosis, 1975 (10 minuti, 35 millimetri, senza dialoghi. Riga documentary film studio).
Racconto tragicomico su vita e malattia, nello stile del documentario poetico della scuola di Riga.
Starsha na 10 minute Dieci minuti più grande, 1978 (10 minuti, 35 millimetri, senza dialoghi)
Documentario muto sulla faccia di un bambino, spettatore di un dramma teatrale.
Hasn Pesnej Il canto dei canti, 1989 (10 minuti, 35 millimetri, senza dialoghi. Riga documentary film st.)
Un parto momento sacrale e rito supremo.
Dear Juliet Cara Giulietta, 2003 (30 minuti, 35 millimetri.senza dialoghi Studio Efef/Frank film).
Documentario girato in Italia, a Verona, nel cortile della “casa di Giulietta”. Piccole scene si avvicendano dal mattino alla sera, in un’atmosfera molto speciale.
Herz Frank
nasce a Ludza in Lettonia nel 1926. Completa gli studi universitari in legge a Mosca nel 1947. Comincia a lavorare come consulente di studi legali, giornalista, insegnante. Dal 1949 entra a far parte degli studi cinematografici di Riga. Come direttore della fotografia, montatore, sceneggiatore e regista. Realizza - dapprima - documentari, poi nel 1965 - Pane e sale.  Dal 1993 vive in Israele. Ha ricevuto numerosi premi Internazionali  e molti volumi sulla sua opera sono stati pubblicati in tutto il mondo, tra cui un capitolo del'opera "storia del film d'arte sovietico". Herz Frank e' uno dei fondatori-iniziatori del "cinema poetico di Riga". Ha scritto "la carta di Tolomeo" raccolta di scritti sul "documentario poetico".

a seguire - ore18.00

Schegge d’europa

EURÓPÁBÓL EURÓPÁBA
From Europe into Europe - Dall’Europa all’Europa
, 2003
; 36 minuti, 35 millimetri, v.or.sott.ingl.
di: Ildikó Enyedi, Benedek Fliegauf, Miklós Jancsó, Zsolt Kázdi-Kovács, Elemér Ragályi, János
Rózsa, Pál Sándor, Sándor Sára,Ferenc Torok
Dieci brevi, personali, poetiche dichiarazioni e riflessioni di dieci registi ungheresi di generazioni diverse, sull’Europa, lo stato della cultura, le loro esperienze. Un'opera ungherese a più mani, proiezione speciale a Venezia 2003. "From Europe Into Europe" un mediometraggio originale e molto interessante realizzato da 10 registi (fra loro Szabo, Jancso e Kovacs). Ciascuno di essi ha esposto in pochi minuti perchè l'Ungheria fa parte dell'Europa e cosa pensa dell'ingresso nell'Unione Europea.
Árpád Schilling (Ungheria 1974)
Határontúl (2004, 20 minuti, 35 millimetri, v.or.sott.ingl.)
Tre storie di profughi che non pongono domande provocatorie o risposte sagge: fotografie fredde o ciniche di un’epoca della crudeltà e della fallibilità dell’uomo.
Árpád Schilling (Ungheria 1974)
Il regista è direttore e fondatore del teatro Krétakör. Le sue produzioni teatrali sono conosciute a livello internazionale, compreso il Piccolo teatro di Milano.

videodrome – ore 18.30

Introduce Silvana Silvestri, «Il Manifesto»

Benedek Fliegauf (Ungheria, 1974)
Dealer (2004, 135 minuti, beta, v.or.sott.ingl)
Un film pluripremiato e osannato dalla critica al Festival di Berlino. Un film su due ruote, durante un’unica giornata nella quotidianità malsana di uno spacciatore. Una frenetica pedalata metropolitana, raccontando la ferocia dei moderni destini incrociati senza limiti di spazio e tempo, con forti derive di humour nero.
Benedek Fliegauf (Budapest,1974)
Nato a Budapest, dopo le scuole superiori ha studiato come scenografo. Ha lavorato come regista assistente di Miklos Jancso e Arpad Sopsits. Per la televisione ungherese ha realizzato e montato diversi programmi e documentari. Nel 2001 ha realizzato il video per i Talking Heads, Hypnosis. Il suo primo lungometraggio (Rengeteg, 2003) ha vinto il premio Wolfgang Staudte per i giovani registi, al Festival di Berlino

La Feltrinelli Napoli, Piazza dei Martiri, - 1 marzo ore 18.00

Goffredo Fofi incontra Edgar Reitz

Un omaggio, importante sarà per l’Europa apolide e mitteleuropea:*HEIMAT il film evento degli anni ’80, diventa l’evento e il contrappunto di questo EST con la presenza finale di Edgar Reisz..
In contemporanea con l’uscita italiana di HEIMAT 3, avremo modo di vedere tinteggiarsi l’affresco cinematografico più significativo sulla storia contemporanea e i suoi cambiamenti. Cronaca fluviale, intensa e semplicissima di quasi un secolo, dove la quotidianità diventa epica lucida spietata e sentimentale, commedia umana, saga ininterrotta.
Edgar Reitz nasce nel 1932. Cresciuto nell’Hunsrück, dopo la maturità studia germanistica, pubblicistica e scienze teatrali a Monaco. Dalla metà degli anni Cinquanta si dedica alla letteratura, alla musica d’avanguardia, alle arti visive e al cinema. Realizza i primi cortometraggi a partire dal 1958. Si unisce all’Oberhausener Gruppe che, nel 1962, fonda il movimento del Junger Deutscher Film (Giovane cinema tedesco), dichiarando morto il «cinema di papà». L’anno successivo fonda, insieme ad altri giovani cineasti, l’Institut für Filmgestaltung presso la Hochschule für Gestaltung di Ulm. In questa, che è stata la prima scuola di cinema della Repubblica federale tedesca, Reitz insegna regia e teoria della ripresa per otto anni. Nello stesso periodo nasce il suo primo lungometraggio, Mahlzeiten (L’insaziabile), premiato al Festival del cinema di Venezia nel 1966 come migliore opera prima. Seguono numerosi altri lungometraggi, documentari e film sperimentali che ottengono riconoscimenti internazionali. Nel 1971 Reitz fonda a Monaco una società di produzione cinematografica, che da allora realizza i suoi progetti ma anche quelli di altri registi. Dalla metà degli anni Settanta ha pubblicato numerosi saggi sulla teoria e l’estetica del cinema, ma anche racconti, saggi, poesia e versioni letterarie dei suoi film. Nel 1995 ha fondato a Karlsruhe l’Europäisches Institut des Kinofilms, EIKK. È docente al dipartimento di cinematografia presso la Staatliche Hochschule für Gestaltung di Karlsruhe.

HEIMAT 3
(anteprima, cinema Filangieri, 1 marzo ore: 11.00; 20.30)

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