Maggio dei nuovi teatri
Calendario
11 maggio - 12 giugno 2005
Maggio dei nuovi teatri - seconda edizione
Altre scene di teatro contemporaneo
Dall’11 maggio al 12 giugno 2005, con la seconda
edizione del Maggio dei nuovi teatri - altre scene di teatro contemporaneo,
Napoli ospiterà linguaggi e protagonisti d’un vivace panorama teatrale,
partenopeo e italiano, secondo un calendario di appuntamenti che coinvolgerà,
come per la passata edizione, oltre le sale del Teatro Mercadante, del Teatro
Nuovo e della Galleria Toledo, anche il Pan Palazzo delle Arti Napoli e Villa
Campolieto a Ercolano. Una rassegna che, dopo il successo della prima edizione,
conferma la sua natura di “spazio” destinato a compagnie e artisti di più
difficile distribuzione e visibilità, e rafforza le collaborazioni e la
condivisione dei progetti promossi dal Mercadante con gli Stabili di Innovazione
della città – il Nuovo Teatro Nuovo e la Galleria Toledo – e altri
operatori culturali del territorio.
Diciannove titoli in programma, distribuiti in cinque spazi teatrali e non,
daranno vita a questo secondo appuntamento primaverile dello Stabile, con
l’augurio che possa continuare ad offrire proposte capaci di favorire sempre
più l’irrinunciabile dialettica fra le diverse espressioni artistiche e fra i
luoghi deputati ad ospitarle.
Ninni Cutaia
TEATRO MERCADANTE dall’11 al 22 maggio
Emilia Romagna Teatro Fondazione, Festival d’Avignon, Le
Volcan – Scène nationale du Havre Maison de la Culture de Bourges, Scène
national de Sète, Spielzeiteuropa Berliner Festspiele, Teatro di Roma,
Théâtre de la Cité – Théâtre national de Toulouse. In collaborazione con
Fondazione Orestiadi di Gibellina
Urlo
ideazione e regia Pippo Delbono
con Fadel Abid, Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Bobò, Enkeleda Cekani,
Margherita Clemente, Piero Corso, Pippo Delbono, Lucia Della Ferrera, Claudio
Gasparotto, Gustavo Giacosa, Simone Goggiano, Elena Guerrini, Mario Intruglio,
Nelson Lariccia, Mr. Puma, Pepe Robledo
con la partecipazione di Umberto Orsini, Giovanna Marini
e della Contrabbanda di Luciano Russo
scene Philippe Marioge
luci Manuel Bernard
Urlo è il grido. Quello del neonato, ma anche lo strazio del torturato, la
furia dell’arrabbiato che chiede la fine del tempo iniquo, proclama l’urgenza
di un mondo più umano. Nella lingua dei poeti Urlo è anche l’ululato del
vento, dei lupi e della schiera dei potenti, il ringhiare dei cani da guardia
dell’ordine dominante, il clamore della moltitudine del popolo non sottomesso.
Come sempre il lavoro di Delbono nasce dentro alla vita, coi corpi e con le voci
di coloro con cui ha scelto di condividere quel viaggio, di interrogarsi, di
raccontare. Tema di Urlo è il potere, nelle sue molteplici forme: il potere
politico e religioso, quello della cultura ma anche i meccanismi di dominio
celati nel ricatto sentimentale e nell’intreccio delle nostre relazioni. Con
questo spettacolo Pippo Delbono torna al liguaggio fisico-vocale dei suoi primi
spettacoli, a un teatro del corpo che danza, del gesto silenzioso che sa
raccontare, mentre la voce e il canto diventano l’urgenza a dire e le parole
si caricano di senso.
TEATRO MERCADANTE 23 e 24 maggio ore 21.00
Koreja e Raiz
Brecht’s dance - la danza del ribelle
progetto e regia Salvatore Tramacere
elaborazione drammaturgia Gianluigi Gherzi e Salvatore Tramacere
con Ippolito Chiarello, Sabrina Daniele, Silvia Lodi, Fabrizio Pugliese,
Raiz, Silvia Ricciardelli, Fabrizio Saccomanno
musiche di Paolo Polcari e Almamegretta
scene Luca Ruzza
luci Lucio Diana e Vincent Longuemare
costumi Laura Colombo e Stefania Miscuglio
Brecht’s dance, danza del ribelle. Il fantasma di Brecht ci ha accompagnati nel lavoro drammaturgico. Brecht, feroce distruttore dell’ortodossia teatrale del proprio tempo. Brecht, spina critica nell’analisi degli ordini sociali. Brecht che, con le proprie opere, accompagna ama e critica l’esperienza di “chi dice no”. Attraverso lui abbiamo incontrato adolescenze rabbiose e disperate. E poi trasgressioni sconfitte e incattivite, ormai devastate dal cinismo e dalla ricerca vana di un “quieto vivere”. Infine ribelli saggi, capaci di usare parole antiche per farci vivere la necessità, di oggi, di lasciarci percorrere dalle ferite del mondo. Abbiamo cercato le nostre parole per raccontare non le opere, ma quelle passioni e pulsioni che ci fanno sentire oggi Brecht vicino. Il cantare del teatro di Brecht è diventato il recitar cantando degli attori e il canto di Raiz, di Paolo Polcari e degli Almamegretta, che ispirandosi da una parte alla musica di Kurt Weill e dall'altra alla fascinazione di Brecht per l'Asia, mettono per la prima volta al servizio del teatro la loro esperienza di 'migranti' della musica.
TEATRO MERCADANTE dal 27 maggio al 12 giugno
Mercadante Teatro Stabile di Napoli
in collaborazione con Fondazione del Teatro Stabile di Torino
Elettra
di Hugo von Hofmannsthal
un progetto di Andrea De Rosa e Hubert Westkemper
con Frédérique Loliée, Maria Grazia Mandruzzato, Moira Grassi,
Gabriele Benedetti
regia Andrea De Rosa
costumi Ursula Patzak
scene Raffaele Di Florio
musiche Giorgio Mellone
suono Hubert Westkemper
Hugo von Hofmannsthal scrisse Elektre nel 1904. L’Elettra di Sofocle, cui essa direttamente si ispira, è datata approssimativamente al 425 a.C. Penso che la lontananza nel tempo sia una cifra per comprendere la seduzione che questi miti esercitano su di noi. Guardando in uno specchio rovinato ed opaco aguzziamo la vista, nella speranza di rintracciare un’origine. Cerchiamo un’immagine che vogliamo pura, al di sotto dei mille strati che il tempo vi ha steso sopra. Questo senso di nostalgia mi sembra la cifra teatrale più rilevante per la messa in scena dell’Elektre. Un dolore immenso, una paura, e con essa una speranza, anima tutti i personaggi della tragedia. Sebbene senza rimedio, il male che si impossessa di questa famiglia (madre, padre, figli) non sembra ancora senza senso. Andrea De Rosa
VILLA CAMPOLIETO - ERCOLANO 12 e 13 maggio ore 21.30
Fortebraccioteatro in collaborazione con Armunia, Operaestate,
Festival Veneto, Bluecheese project, Rialtosantambrogio, Art Mama Factory
Per Ecuba_Amleto neutro plurale
di e con Roberto Latini
musiche e aiuto regia Gianluca Misiti
scena Pierpaolo Fabrizi
suono Maurizio Palpacelli
costume Lara De Angelis
foto e immagini Cristiano Colangelo
Per Ecuba_Amleto neutro plurale è la seconda tappa del progetto “Radiovisioni”.
Dopo l’attraversamento del mito di Edipo nella riscrittura per voce, musica e
immagini intitolata Buio re – da Edipo a Edipo in radiovisione,
Fortebraccioteatro punta al cuore dell’Amleto shakespeariano, in uno
spettacolo costruito a partire dalla dimensione metateatrale del testo. Un solo
attore in scena, in un percorso senza cura per la narrazione della tragedia che
coglie un’occasione dall’ultimo monologo del secondo atto “sull’essere o
sul sembrare” mentre si è in scena. La sequenza drammaturgica si libera di
una sua funzionale applicazione a favore dell’autonoma indipendenza del
sentire scenico. Il teatro senza condizione, come forma di espressione,
capacità di relazione, verità partecipata, emozione condivisa, trova un
contenitore possibile nella semplicità dello stare. Dall’essere disponibili
all’incontro, che tra platea e palco non tradisca l’ontologia teatro.
VILLA CAMPOLIETO – ERCOLANO 17 e 18 maggio ore 21.30
Teatro delle Gru
Compagnia Babbaluck di Sergio Longobardi
Teatro dei Sassi
Stupìdo
di Massimo Lanzetta
in collaborazione con Sergio Longobardi e Nicola Laieta
regia Massimo Lanzetta
con Sergio Longobardi, Nicola Laieta
scene e grafica Marco Zezza
costumi Daniela Salernitano
Guardate queste Nuvole, vi prego. Per un momento toglietevi di dosso quei vestiti e mettetevi, come loro, in mutande. Con il naso all’insù, accogliete nei vostri teatri due nuvole che hanno deciso di atterrare nel bel mezzo del vostro quotidiano lasciando a malincuore la Repubblica del Cavallo Muerto – la loro patria -, per compiere una nobile missione ‘umanitaria’: diffondere il Pensiero ‘Stupìdo’ e fare proseliti. Ascoltateli, osservateli con attenzione questi puri, incredibili stupìdi clandestini: Sergio, il Maestro, e Nicola, il suo ultimo allievo in ordine di tempo. Loro hanno ancora una fede, un’utopia, non è straordinario? Sgombriamo il campo da ogni equivoco: non sono poi così evanescenti, futili, piagnone e senza consistenza queste nuvole, tutt’altro. Sergio e Nicola sono corpi decisi, intraprendenti, conoscono il riso, l’amore, la passione e le sanno trasmettere: sono Stupìdi veri! Cumulonembi di strada, hanno incontrato Stan, Oliver, ma anche Samuel, Karl, Federico: di loro, nubi maestre, hanno ammirato il genio, il coraggio, la speranza e il desiderio di cambiare. Loro atterrano nei teatri perché li considerano ancora luoghi privilegiati di incontro e di confronto vero tra gli umani. Non è incredibile? Non deludeteli. Massimo Lanzetta
VILLA CAMPOLIETO – ERCOLANO 19 e 20 maggio ore 21.30
Teatro delle Radici
Il ventre della balena
testo e regia Cristina Castrillo
con Daniele Bernardi, Simone Martino, Damian Soriano, Carlo Verre, Freddy
Virgolini
scenografia Teatro delle Radici
costumi Antonella Jemma
Raffigurato abitualmente come luogo di solitudine, il ventre della balena è l’ambito per eccellenza dove ci si racchiude per misurare le forze, per specchiarsi, per vincere su se stessi o piegarsi, annientandosi definitivamente. È un ventre-trincea, o tomba, o letto. Un ventre prigione o nido. Ed è in questo luogo desolato e fermo dove i cinque protagonisti dovranno agire, adempiendo il compito imposto e quotidiano di sotterrare i morti. I contatti tra di loro si dipanano tra alleanze senza troppa lealtà e debolezze nelle quali tutti si riconoscono. I ruoli si invertono facilmente, il più debole può sferzare il colpo più violento e l’aggressività darà luogo a gesti di infinita dolcezza. Sono soli, perché è da soli che le domande avvengono, ma avranno bisogno uno dell’altro, perché ciascuno ha dentro di sé un pezzo importante dell’altro, perché ciascuno sarà per l’altro la prova da compiere. Addentrandosi nei percorsi della violenza attraverso immagini che – forse senza premeditarlo – parlano di guerra, Il ventre della balena si è posto come un bisogno comune di riflettere su alcuni aspetti della desolazione e della crudeltà dell’uomo.
VILLA CAMPOLIETO – ERCOLANO 22 e 23 maggio ore 21.30
arresadeiconti
Estasi
monomanie su Diana e Atteone
immagini da Pierre Klossowski
ideazione e regia Alfonso Benadduce
con Alfonso Benadduce e Francesca Cutolo
"Ciò che vi è di teatrale nelle mie composizioni è una pantomima dello spirito" (P.K.)
Proposto nel luglio 2003 all'interno della mostra
internazionale d'arte contemporanea Le opere e i giorni diretta da Achille
Bonito Oliva, il progetto Estasi prende le mosse dalle opere visive di Pierre
Klossowski, veri e propri quadri drammaturgici, per approdare a un teatro della
visione dove l'impatto immediato ha il sopravvento sulle istanze della
comprensione - una scena che ribadisce e asseconda la sublime prerogativa
dell'irripetibilità e della non possibilità del teatro di divenire forma del
reale. Al centro dell'evento il precetto violato, le rigorose prescrizioni
contro le bramosie pulsionali, il desiderio di Atteone di scrutare o forse della
voluttuosa dea di farsi ammirare.
In opera saranno: un Atteone-cervo, l'aura delle nudità di una splendida dea al
bagno (forse solo un demone dalle vaghe sembianze di Diana) e un continuo
valicamento di limiti. Il temerario cacciatore che infrange il divieto perdendo
di colpo l'uso della parola diviene potente simbolo di linguaggio oltre il dire.
E prepotente appare l'antidialettica forma dell'impossibile - Atteone e Diana a
caccia d'estasi.
Sguainando carni e giunture si ostenterà il formidabile pericolo del corpo: invito perentorio a magnificare il vizio, la cupidigia, l'estremo smembramento dell'organismo fin dentro lo spirito, esortazione a deportare la sessualità nel punto più buio della gola dei cani.
Il testo originale, scritto e composto errando tra capolavori quali "Le bain de diane" di Pierre Klossowski, "Le aprés-midi d'un faune di Stèphane Mallarmé, "L'impossible" di George Bataille, strepiti di Antonin Artaud, e stralci di Michel Foucault, colloca perfettamente la realizzazione dell'opera nell'anno 2005, centenario della nascita di Pierre Klossowski.
TEATRO NUOVO 16 e 17 maggio ore 21.00
Armunia Festival Costa degli Etruschi
Compagnia Civica – Cosentino – Feliziani – Tagliarini – Timpano
Grand Guignol
tre storie del teatro del Grand Guignol: L’artiglio –
Passa la ronda – Il ritorno
uno spettacolo di Massimiliano Civica
con Andrea Cosentino, Mirko Feliziani, Antonio Tagliarini, Daniele
Timpano
Quattro uomini recitano queste storie del Grand Guignol che hanno come protagoniste delle donne. Sono donne che cercano una qualità alta della vita che inseguono una presenza piena nello scorrere del tempo che chiedono ai loro uomini una capacità di attenzione ai dettagli dello stare insieme. Cercano evasione nel sogno dell’amore romantico, nel dolore, nell’allucinazione. Tre storie senza un lieto fine. Lo spettacolo è il segno di una perdita, di un’assenza: ciò che gli spettatori vedono in scena non esaurisce quello che c’è da vedere. Lo spettacolo è il calco, negativo fotografico di una presenza di azioni e persone che sono state e di cui rimane nello spazio e nella memoria l’eco di una nota tenuta. Quattro uomini recitano delle storie di donne, perché è necessario porre una distanza, indossare una maschera, cercare uno scarto, per poter anche solo semplicemente parlare. I testi fanno parte del fondo Sainati della Biblioteca Nazionale Burcardo di Roma, e sono gli originali copioni manoscritti utilizzati dalla Compagnia Sainati, l’unica compagnia italiana di Grand Guignol operante in Italia agli inizi del 900.
TEATRO NUOVO 18 e 19 maggio ore 21.00
Scena Verticale
Kitsch Hamlet
ideazione testo e regia Saverio La Ruina
con Dario De Luca, Oriana Lapelosa, Rosario Mastrota, Fabio Pellicori,
Giovanni Spina, Guglielmo Bardi
luci e fonica Danila Blasi
Un Amleto rinchiuso in una stanza. I suoi tre fratelli, “eroi” mediocri, ordinari e squallidi, serviti e riveriti da una madre morbosamente dedita alla famiglia. Ofelia, cui viene concesso il diritto di esistere nella sola follia. Un contesto di case popolari degradato e pervaso di sottocoltura di massa, dove le madonnine sui pianerottoli hanno un lumino acceso tutto il giorno e a ogni angolo sorride la barba di Padre Pio. La provincia Calabrese è la provincia italiana ormai massificata, modellata su valori, atteggiamenti, luoghi comuni, piccoli miti usa e getta, scodellati dai più scadenti e popolari programmi televisivi. I tre fratelli protagonisti esprimono tra loro una lingua “muta” che esprime solo quello che il gruppo già sa, e su cui mai si interroga. Questi ragazzi della provincia calabrese, come milioni d’altri, sono “a disposizione”. La loro insicurezza può farne carne da cannone, assassini fanatici, o semplicemente osservanti che non credono ad altra storia che non sia il luogo comune. Un contesto troppo banale per ospitare la tragedia vera. Uomini troppo “piccoli” per essere eroi. Oggi, qui, non c’è più spazio per Amleto, per Shakespeare. Chi potrebbe capire le sue parole?
TEATRO NUOVO – SALA ASSOLI 13 e 14 maggio ore 21.00
Di Beato e Angelica
Quale droga fa per me?
Una conferenza
di Kai Hensel
traduzione di Marit Nissen – Monica Casadei
con Monica Nappo
immagini Lorenzo Scotto di Luzio
oggetti di scena Marco Zezza
costumi Jessica Zambelli
progetto di Marinella Anaclerio e Monica Nappo
regia e impianto scenico Marinella Anaclerio
Di questo testo di Kai Hensel mi ha colpito molto la genialità dell’accostamento tra la natura della conferenza e quello della conferenziera. Una tenera e s’intuisce decisamente sprovveduta casalinga, madre di un bimbo problematico e con un marito distratto (guarda un po’), decide di affrontare il vuoto di un’esistenza, già segnata fino alla sua conclusione, battendo vie non consuete alla sua “categoria”: grazie al garzone dell’idraulico che viene a ripararle una perdita in casa, scopre l’Ecstasy e da lì comincia ad esplorare il mondo delle droghe con passione e serietà. Il frutto di questa ricerca diventa materia di un’accorata dissertazione che ha il fine di facilitare gli spettatori interessati nella scelta dell’additivo chimico o naturale ,che li aiuti a condurre il proprio personale viaggio.
TEATRO NUOVO – SALA ASSOLI 17 e 18 maggio ore 21.00
Fattore K
Lo zio Vanja - Scene di vita di campagna
di Anton Čechov
traduzione di Fortunato Cerlino, Antonella Cerminara
regia Fortunato Cerlino
lavoro sul personaggio Alejandra Manini
clowenerie curata da Damien Caufepe
musiche dal vivo Roberto Cardone
musiche Gianfranco Tedeschi, Zelwer
spazio scenico Fortunato Cerlino, Luca Da Dalto, Vito Facciolla
costumi Isabella Genova
con Massimo Zordan, Anna Mascino, Sonia Ferreira Barbosa, Antonella
Cerminara, Vito Facciolla, Filippo Dini, Roberto Cardone, Alessandra Asuni,
Davide D’Antonio, Gianluca Cesale.
La scelta de Lo zio Vanja da parte di Fortunato Cerlino è guidata dalla sua volontà di rompere con una certa tradizione teatrale che, spesso, associa le opere di Cechov a condizioni di noia, tristezza e malinconia. Il regista affronta l’opera cercando di cogliere il lato fortemente ironico presente nella commedia, sottolineando la funzione chiave dei personaggi che riescono a trasformare la loro tragica realtà e interpretare con ironia la condizione dolorosa che si trovano a vivere. Tra i personaggi cechoviani, Vanja assume per Cerlino un valore intensamente simbolico di uomo comune in balia del caso e della storia, capace di trovare una paradossale certezza nella profonda incertezza del futuro.
TEATRO NUOVO – SALA ASSOLI 20 e 21 maggio ore 21.00
Compagnia Terzo Mondo di Loredana Putignani
Materiali di isolamento
dell'esilio di Dante e Pasolini
dal XXXIII canto del Paradiso di Dante
ideazione allestimento regia Loredana Putignani
con Youssef Tayamoun
Omaggio a Leo De Berardinis e Steve Lacy.
Ricordo la partecipazione di Steve Lacy ad un laboratorio in un paesino, al suo
immediato immergersi musicalmente nel contesto teatrale fatto di poverissime
cose, e da attori e non. Così, lontano dai clamori, negli anni 80, in cui sono
stati molti gli incontri, Steve mi parlava della nota, come struttura su cui
confrontarsi e improvvisare. Questa era la grande libertà di lavorare su una
cellula per l'improvvisazione, nell' essenzialità della nota, invece che sugli
Standards. Ma il fondamentale rapporto con la pittura, nella profonda adesione
all'informale, provocavano distanza dal racconto musicale, volgendo così ad
un'assolutezza del suono, il suo suono, quello che partiva da Thelonious Monk.
In forma parallela si potrebbe pensare al percorso di Leo, con una sua frase:
"si può fare uno spettacolo anche solo leggendo l'elenco telefonico".
Tutto ciò rende palese l'importanza di ciò che è dietro, oltre le parole.
Infatti, la grande intesa tra loro trasformava e creava poesia - musica. Proprio
perché il loro attento sguardo era rivolto altrove. E l'allontanamento e
l'adesione al tema, creavano spazio al presente. Tutto questo non credo possa
essere paragonato agli attuali discorsi su drammaturgie o destrutturazioni
testuali, scrittura scenica ecc… Come in tutti i periodi di riflusso, si ha
necessità del pensiero-atto di Pasolini, forse proprio perché non si riesce a
rischiare e sostenere quella lucida vitalità. Loredana Putignani
TEATRO NUOVO – SALA ASSOLI 22 maggio ore 18.00 e 23 maggio ore 21.00
Edizioni Interculturali
Buca di sabbia
di Michał Walczak
regia Pierpaolo Sepe
con Paolo Sassanelli, Fabrizia Sacchi
Buca di sabbia (Piaskownica) di Michal Walczak rappresenta un’occasione di
puro gioco teatrale. Due bambini, in una desolata Varsavia postbellica, si
contendono lo spazio ristretto di una buca di sabbia per giocare. Il maschio
vuole giocare da solo, la femmina cerca compagnia e non capisce il rifiuto del
maschio. Il testo offre dichiaratamente le sue coordinate: i personaggi sono due
bambini, il tema è il gioco. Lavorare in scena significa quindi esplorare il
sottotesto, attualizzarlo (renderlo vivo) ed ampliarlo secondo le sensibilità
attoriali e della regia. L’obiettivo consiste nel restituire l’infantilismo
dei due personaggi tramite un lavoro sul corpo: incarnare l’essere bambini…
divertire e divertirsi. Ricercando il divertimento puro di un testo che riesce
ad essere essenziale nella descrizione di uno specifico rapporto umano. Buca
di sabbia, infatti, offre il pretesto perfetto per innestare un gioco
teatrale. In scena solo due attori, pochissimi oggetti (uno spazio praticamente
nudo) e la necessità di evocare un’atmosfera.
TEATRO GALLERIA TOLEDO 18 e 19 maggio ore 21.00
Me vojo sarva’
due atti unici di e con Eleonora Danco
Nella prima parte dello spettacolo, tra brani di repertori e novità, in chiave tragicomica, i personaggi sono legati alla condizione dell’essere umano in città, in rapporto alla strada, sia come marciapiede che come luogo interiore. In dialetto romano i protagonisti delle diverse situazioni si alternano senza una spiegazione formale; una ragazza matta, in attesa alla fermata dell’autobus, parla della propria vita, se la prende con gli altri che aspettano l’autobus. Un uomo imbottigliato in macchina nel traffico, colto da improvviso bisogno di defecare, ripensa a tutta la sua vita. Una coppia che si dice addio al tavolino di un bar. Una poesia ispirata alla pittura di Picasso sul concetto della bugia dell’uomo contemporaneo. La seconda parte e ispirata, sia nella scrittura sia nel modo di stare in scena, alla pittura di Jackson Pollock. Racconta la storia di una donna che, risvegliandosi al mattino dopo un sogno, incubo, si strugge, oscillando tra la vita reale e quella del ricordo della memoria. I personaggi che prendono vita in questi due atti unici, agiscono dentro qualcosa di estremo, mossi da un impossibile bisogno di esprimere la propria natura.
TEATRO GALLERIA TOLEDO 21maggio ore 21.00 e 22 maggio ore 19.00
Teatro Stabile d'Innovazione Il Teatro coop / Galleria Toledo
Abjurate! (prove per un processo)
di Roberto Del Gaudio
con Roberto Del Gaudio, Donatella Furino, Dora De Maio, Chiara Giuliani,
Francesca Lisci, Francesca Lugnano, Mauro Milanese
regia Roberto Del Gaudio e Donatella Furino (con la collaborazione di
Ludovica Rambelli)
Una compagnia di attori prova uno spettacolo in un luogo freddo e disagevole. Una cripta, forse, o il retro di una sacrestia. Un capocomico, la sua compagna ed alcuni sventurati attori condividono il freddo e lo spavento di essere capitati in un luogo che pare frequentato da “presenze”. Devono allestire uno spettacolo, a metà tra l’ipnotismo da artisti di strada, ed una vicenda storica (quale può essere proprio il processo a Giovanna D’Arco). Un po’ svogliatamente iniziano le prove… La piéce è suddivisa per movimenti, intesi in senso musicale, fondati sulla forma del duetto, forma melodrammatica per eccellenza, laddove essa però incrocia il tragico. La musica però qui è parola che si fa suono e ritmo incalzando la sua verità funzionale, restando parola detta. In più, la scrittura è intercalata dalla forma del basso ostinato - prodotto dall’ossessivo Cauchon - contrappuntato dalle variazioni di Giovanna. Tre gli assolo: due di Cauchon - dubbioso e tormentato, uno di Giovanna –decisa a sorprendere la storia. E poi le “visioni”, un piccolo, solitario Coro interiore della Pulzella. La presentazione è affidata a due scalcinati banditori o artisti di strada: Saverio e Dorotea. La loro piccola vicenda di girovaghi incontrerà per un piccolo caso “esoterico” la storia della Santa e vi si rispecchierà, esattamente come tocca agli attori, che per un dato periodo della propria vita, si ritrovano in abiti, luoghi e situazioni da essi (solo) apparentemente distanti.
TEATRO GALLERIA TOLEDO 23 e 24 maggio ore 21.00
Il Battello Ebbro
Centrale dell’Arte
La sfera umana
da Francis Poulenc, dalla tragedia lirica La voix humaine
su testo di Jean Cocteau e dalle melodie Banalités su poemi di Guillaime
Apollinaire
regia Sandro Mabellini
mezzosoprano Eva Mabellini
pianoforte Ilaria Innocenti
interprete Diana Hobel
Di fronte al compito di indagare il senso drammatico delle parole e dei gesti in relazione al mondo interiore di un personaggio, Poulenc ha sempre cercato di sviluppare una musica che sapesse mettere in discussione le loro corrispondenze più immediate. In altre parole, ha saputo creare una singolare ‘retorica del legame’ tra la partitura e il testo: la scelta del mezzo espressivo che ne deriva comporta la sospensione delle vicende anche più patetiche in una dimensione paradossale, che conferisce ironia al dramma e dramma all’ironia. Nella Voix humaine si avverte il vuoto che avvolge l’incompiutezza di una comunicazione che per i due protagonisti è priva di gestualità, mentre per il pubblico fa sì che la presenza dell’uomo venga percepita solo attraverso le reazioni fisiche e psichiche della donna. La partitura d’altra parte non si sforza di colmare l’assenza delle parole che restano sottintese, ma si limita a contrappuntare gli stati d’animo della donna; e ai silenzi, che dettano la scansione della vicenda, spetta il compito di evocare quella presenza muta e invisibile.
TEATRO GALLERIA TOLEDO 26 e 27 maggio ore 21.00
Compagnia Veronica Cruciani
Ballare di lavoro. Storia di migrazione
testi Renata Ciaravino
regia Veronica Cruciani
con Veronica Cruciani, Silvia Gallerano
musiche originali Cristina Vetrone
disegno luci Gianni Staropoli
scena Loredana Paglioni
costumi Antonio Miranda
Una giovane donna evoca attraverso i suoi ricordi la propria relazione con sua madre. Una storia che si dipana lentamente su differenti piani temporali. La figlia, nel presente, si appresta a preparare le cose che saranno utili durante il viaggio che la attende. La madre, indietro e lontano nel tempo, attraverso il suo vissuto, restituisce la storia di un popolo, di un paese nel periodo delle grandi migrazioni. Parole ed immagini che restituiscono distanze geografiche. Un rapporto epistolare in cui si racconta del lavoro in un paese straniero, la volontà di far studiare i figli per un futuro migliore, diverso. Una tragedia narrata con leggerezza, come nella tradizione del racconto orale, in cui la leggenda si mescola a storie di vita vera, la fiaba diventa metafora e monito per le generazioni a venire. Fatti realmente accaduti, pervenuti a noi attraverso le voci di chi li ha vissuti, scritti e trasposti teatralmente, e che ci danno la possibilità di intravedere e di tenere in vita la storia di tante comunità, di tante madri di ieri, di tante figlie di oggi. Il mondo delle ombre, grazie alla capacità evocativa del teatro, per un attimo fa sì che una madre possa di nuovo guardare la figlia in una dimensione di fisicità, nonostante la lontananza che le separa.
PAN – Palazzo delle Arti di Napoli 14 e 15 maggio ore 21.00
Piccola suite in blu minore
di e con Cristina Donadio e Marco Zurzolo
con Marco Zurzolo Ensemble
contrabbasso Giuseppe Timbro pianoforte Antonello Rapuano trombone
Alessandro Tedesco
immagini video Mario Franco
costumi Alessio Visone
disegno luci Cesare Accetta
Piccola suite in blu minore è un viaggio tra brani recitati, cantati e
strumentali a partire da Little Peach, il testo di Enzo Moscato scritto
per l’attrice nel 1986. Ancora una volta l’attrice Cristina Donadio e il
musicista Marco Zurzolo si ritrovano insieme per reinventare e riproporre al
pubblico un paesaggio di mondi interiori di personaggi femminili, abbandonandosi
all’emozione “live” delle parole e della musica. A partire da Little
Peach questa “Suite per fiati e sentimenti” presenta aggiunte e “incursioni”
sia di nuovi brani recitati e di nuove canzoni, sia di immagini cinematografiche
da film cult come Il matrimonio di Maria Braun e Veronica Voss di
Fassbinder, Blue Velvet di Lynch o Sur di Solanas. Altre donne,
altri sguardi e universi, icone melò esaltate dal cinema o dalle canzoni, e che
tra canzoni, musiche e immagini si “incontrano”, svelando affinità o
differenze di medesime passioni e di un unico, eterno sentimento. Così accade
che nello spettacolo la “Bambenella” di Viviani può parlarci un po’ anche
di “Maria Braun” attraverso le parole della “moscatiana” Signora di Piece
noire. O, rovesciando improvvisamente il tutto, succede che l’omaggio al
sentimento femminile, passa anche nelle indimenticabili immagini finali di Ultimo
tango a Parigi, con la camera fissa sullo sguardo di Marlon Brando, pochi
attimi prima di morire: un momento dello spettacolo espressamente dedicato alla
memoria del grandissimo divo americano.
PAN – Palazzo delle Arti di Napoli 24 e 25 maggio ore 21.00
Accademia degli Artefatti
Tre pezzi facili (ballate sul collasso del mondo)
Meno emergenze - Avviso alle donne irachene - Faccia al muro
di Martin Crimp
traduzione di Pieraldo Girotto
cura Fabrizio Arcuri
con Matteo Angius, Fabrizio Croci, Pieraldo Girotto
scene e costumi Rita Bucchi
colonna sonora d.j. Rasnoiz
Nessuna trama, nessun personaggio, nessun luogo. La forza visiva che scaturisce dai testi di Crimp si nutre del contemporaneo, e non è un caso che più volte sia stato paragonato a Damien Hirst, l’artista inglese noto per la dissezione in formaldeide di animali o per le teche dentro cui isola ed esalta dei particolari di vita quotidiana. John Peter del “Sunday Times” sostiene che in un certo senso il teatro di Crimp è come un’istallazione: i suoi elementi non sono strutturati per imitare una realtà che potete riconoscere o per raccontare una storia che potete seguire, ma per offrirvi oggetti da interpretare. Il testo non è altro che uno di questi oggetti. Prima che alla scena, dunque, penso che questa assenza di qualunque riferimento, questa frammentarietà, che è la vita, quella vera, è materiale di indagine per l’attore. Che vuol dire per l’attore sprofondare in questo vuoto? Dove costruire un percorso all’interno di queste vicende inafferrabili? Ecco questo è il primo grado di performance da accettare e restituire da parte dell’attore: parodiare, contraddire, sovvertire e asserire tutto quello che si fa o si dice, in un continuo gioco di entrata e uscita dalla realtà che si sta generando in quel momento e che è l’unica realtà a cui si può credere.
Ingressi
intero € 10 ridotto € 5
Urlo: consueti prezzi praticati dal Mercadante
Brecht’s dance ed Elettra: intero € 15 ridotto € 10

