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Caro ministro, così il teatro muore

di Sergio Escobar*

Ci sono interventi di contenimento degli investimenti che si debbono subire come effetto di una contingenza economica negativa. Sono sacrifici necessari per guardare oltre la crisi.Ma ce ne sono altri che, per entità e modalità, finiscono inevitabilmente con il decretare una crisi irreversibile.
 E’ il caso del drastico taglio al Fus, Fondo unico dello spettacolo, previsto, ad oggi, nella Finanziaria 2009, con prospettive per il 2010 e 2011 ancora peggiori.
Il Fus ridurrebbe infatti l’anno prossimo a 378 milioni, un valore che in termini assoluti è pari a quello del 1986, ma che applicando gli indici Istat di svalutazione scende a quasi un terzo, con la minaccia che gravino sul Fus anche alcuni enti ora finanziati attraverso altri fondi.E’ evidente che questo dato rende impossibile garantire l’attività dei teatri, pur nella più virtuosa delle gestioni, mentre oltretutto sono in corso i rinnovi dei contratti nazionali di lavoro scaduti da due anni.
A fronte di questo disimpegno dello Stato nei confronti della cultura, l’intervento dei privati ha avuto,in assenza di un adeguato incentivo, una funzione meramente sostitutiva e non di un ulteriore investimento per rafforzare la produzione di cultura, da tutti oramai ritenuta strategica per lo sviluppo sociale ed economico.
La situazione, non più sostenibile, è ora paradossale: la politica che ha falcidiato il Fus non ha mai messo mano ad una disciplina legislativa capace di configurare un nuovo assetto del sistema teatrale che faccia capo allo Stato.
A questo punto lo Stato deve esprimersi con urgenza sul sistema teatrale che intende sostenere con le risorse dedicate alla cultura.Il ministro Giulio Tremonti nel suo noto libro La paura e la speranza scrive che l’unica strategia per vincere la paura che sta attraversando l’intero Occidente è investire nella cultura in modo da superare la visione miope del mercatismo.
Chiediamo a Tremonti di essere coerente con questa analisi, proprio mentre i Paesi emergenti – Cina, India, Sud America – stanno sempre più investendo in cultura.Un confronto vero tra politica, mondo dell’impresa e mondo della cultura non è più rinviabile.

Da "Il Sole24Ore 2 Ottobre 2008

*Presidente Platea – Fondazione dei teatri stabili pubblici

 

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