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Nel segno di Leo

“Leo è partito. Adesso siamo tutti più poveri. E più soli. Anche più fuori da questo mondo d’oggi – quest’ ”enclave” di meschinità, banalità, orrore, che anche lui, il titano agonizzante della scena italiana da più di sette anni, detestava, e in cui cominciava a non riconoscersi, nonché, con i suoi strumenti, a stigmatizzare, condannare, rifiutare.[…]la sua morte (oltre che simbolo di una sua inconscia/conscia fuga da questa trucidità di vita) è un ulteriore giro di catena che, ai nostri piedi e polsi, ci costringe a permanere, sempre più orfani e smarriti, nello stesso atroce luogo. Ma di Leo, comunque non ci può abbandonare, né l’esempio né il ricordo e,con quelli, solo con essi, ci auguriamo di resistere, resistere, resistere!”

Enzo Moscato – Il Mattino 19 settembre 2008

 

“ Generazioni diverse, così come plurali erano le famiglie che attorno a quella bara, issata sul palcoscenico dello storico teatro pubblico romano, si sono strette e ritrovate. La storia di Leo è lunga, dagli anni sessanta fino all’inizio di questo secolo, e la sua pratica e profezia, teatrale, si sono arricchite negli anni di nuovi allievi e di nuovi artisti che con lui o in sintonia con la sua esperienza si sono formate e cresciute. E c’erano tutte quelle generazioni, e la visione era commovente quanto rassicurante.”

Gianfranco Capitta – Il manifesto 21 settembre 2008

 

 “La lunga “assenza” di Leo mi è sempre parsa assolutamente simbolica, rispetto a questo nostro tempo in cui tutto grida tranne la ragione.[…]

Caro Leo, nella dedica per la sua “Quadrilogia di Santarcangelo” tu scrivesti del desiderio di Enzo Moscato di condurre gli spettatori- sul filo “di un canto nuovo, spremuto dalle macerie, dal dolore e dal sorriso” – a portarsi “in ascolto in prossimità del silenzio”. E adesso, adesso che tu non ci sei più? Certo, stare in ascolto sul ciglio del silenzio è una grazie, ma precipitarvi, nel silenzio, è smarrimento e pena”.

Enrico Fiore -  Il Mattino 19 settembre 2008

 

“[…] È stato fra i pochi capaci di far coesistere con una sorta di squilibrata armonia l’insofferenza del ribelle e la statura di un autentico maestro. Con la stessa disinvoltura, si può dire, sapeva affrancare l’irriverenza più sfrenata e uno scostante amore per una certa tradizione”.

Renato Palazzi – Il Sole24Ore 19 settembre 2008

 

“[…]Leo è con Carmelo [Bene] uno dei due grandi interpreti materialisti della nostra scena: l’uno e l’altro privi di indulgenza, o accondiscendenza, nei confronti del secolare primato della scrittura drammaturgica.[…]Leo è un maestro della contaminazione[…]. Con il tempo questa arte si è sviluppta, consolidata e resa in modo eccelsa matura. Per arrivare ai capolavori del teatro di Leo, occorre coglierlo nella sua qualità di pellegrino e, anzi, nomade. […]La natura della contaminazione perseguita da Leo: un’arte dell’accostamento esercitata nel nome della devozione non meno che della libertà”.

Franco Cordelli – Corriere della Sera 19 settembre 2008

 

“Il problema della cultura italiana va risolto contestualmente ai problemi del lavoro, della sanità, della scuola, della corretta comunicazione.[…]

A noi teatranti Shakeaspeare ha insegnato che… “c’è un disegno anche nella caduta di un passero”, ma ci ha anche insegnato che ..”essere pronti è tutto”. Essere pronti è tutto: significa aver portato a compimento tutte le potenzialità dell’uomo in un determinato stadio evolutivo, per passare ad un altro: ciò avverrebbe per mezzo della cultura dell’essere e non dell’avere, cioè attraverso le trasformazioni del corpo stesso dell’uomo, nella sua interezza.La cultura vissuta, agita, sperimentata e non quella dell’informazione e del possesso di conoscenze come mezzo di potere è la via da percorrere per essere pronti.”

Leo De Berardinis - da “Per un teatro pubblico popolare” 1996 – testo ricevuto da Angela Malfitano, attrice della Compagnia di Leo de Berardinis  - pubblicato su “L’Unità” 19 settembre 2008

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