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Il Progetto San Ferdinando

di Lorenzo Pavolini

La casa di Eduardo riapre le porte alla città in modo permanente: una prima stagione che accoglie le nuove generazioni di artisti e teatranti nel segno del dialogo con la tradizione, la ricerca di stimoli dal basso e il coinvolgimento dei giovani. Progetti teatrali che mettono al centro la ricerca di una lingua capace di portare avanti questo dialogo che è insieme civile e artistico. Una lingua che sta addosso al presente, ne esprime le metamorfosi più profonde e drammatiche anche attraverso un teatro fatto di impegno e artigianato. Produzioni e spettacoli che sviluppano la vocazione naturale della casa di elezione di Eduardo guardando soprattutto al quartiere e alla città che la accolgono. Ripartendo dal racconto di quello che c’è, tra memoria, risorse nascoste e sogni futuri, grazie al lavoro sul campo degli scrittori, impegnati in questi giorni in una ricognizione che porterà a un “primo quaderno del san Ferdinando”  e subito con lo spettacolo di Francesco Saponaro A causa mia che in ottobre stenderà il primo ponte ideale attraverso la storia culturale di questa città e gli spazi del suo teatro pubblico (proprio al Mercadante, nel 1904, Scarpetta mise in scena Il figlio di Iorio, parodia del lavoro dannunziano che scatenò una vertiginosa contesa giudiziaria oggi al centro della riscrittura drammatica di A Causa mia). Linguaggi artistici che si generano uno dall’altro tra conflitto e invenzione, come l’idioma sonoro e marino de ‘A Sciaveca di Mimmo Borrelli con la regia di Davide Iodice, una prima produzione pensata per il palcoscenico del San Ferdinando, dopo il debutto al Festival di Spoleto 2008.
Il dialogo con la tradizione sarà poi affidato a due interpreti d’eccezione come Angela Pagano (con la regia di Antonio Calenda) e Mariano Rigillo (con la regia di Bruno Garofalo).
Ancora la lingua corre lungo la linea mediterranea che ci lega e ci slega ad oriente, con l’arrivo della compagnia israeliana Afrodita e il suo allestimento di Montedidio di Erri De Luca e subito dopo con il passaggio del viandante Moni Ovadia impegnato ne La bella utopia.
Teatro civile allo stato puro è quello di Saviano e Gelardi: in marzo il San Ferdinando accoglie le ultime repliche della tournée trionfale di Gomorra.
Aprile sarà il mese per ragionare insieme sugli esiti di un teatro che spinge avanti il rapporto con la città, la sua rappresentazione e la possibilità di stabilire un contatto con i giovani delle scuole.
Lo spettacolo dei Motus ics, dove il paesaggio urbano e sociale che circonda il San Ferdinando precipita sulla scena con la raccolta di materiali video e audio di grande impatto visionario.
L’esperienza di Arrevuoto, dopo l’entusiasmante triennio trascorso estende il proprio raggio d’azione tra il centro storico di Napoli e Scampia con il coinvolgimento di altre scuole, nuovi gruppi di ragazzi e “guide”, e prende forma in una rassegna di spettacoli con il coordinamento di Maurizio Braucci e lo sguardo attento di Marco Martinelli.
Infine la stagione chiuderà con lo spettacolo I vespertelli (progetto curato dal comitato artistico del Mercadante a partire dalla drammaturgia russa di fine Ottocento): gli studenti di alcune scuole che gravitano intorno all’asse di via Foria saranno impegnati in laboratori condotti durante la stagione da attori, scrittori e dramaturg nella “residenza” che si intende stabilire al San Ferdinando. Il percorso prevede in parallelo un laboratorio sotto la guida e con la partecipazione di attori già formati e la collaborazione di artisti provenienti da varie discipline per la produzione di uno spettacolo finale.
Anche in questo caso il punto di forza del progetto è la lingua con il suo continuo evolversi, attraverso il dialetto, per restare vicina al presente. Ma il San Ferdinando non ospiterà solo produzioni e spettacoli: vuole trovare la strada per una reale apertura alla città, con la programmazione di letture, incontri, performance e laboratori che facciano vivere il teatro offrendo al pubblico tutti i suoi  spazi, compreso il suggestivo foyer che tanto colpisce l’immaginazione di chiunque ne varchi l’ingresso.

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