Arrevuoto Scampia Napoli | 2006-2007
progetto triennale a cura di Roberta Carlotto
diretto da Marco
Martinelli | Teatro
delle Albe
collaborazione di Maurizio Braucci
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2007 secondo movimento guide Marta Gilmore, Nicola Laieta, Sergio Longobardi, Federica Lucchesini, Roberto Magnani, Antonella Monetti, Anita Mosca, Barbara Pierro, Alessandro Renda, Emanuele Valenti realizzato in collaborazione con Liceo Antonio Genovesi - Scuola Media Carlo Levi - Liceo Elsa Morante - Gruppo Chi rom e... chi no e con Ravenna Teatro Teatro Stabile di Innovazione in scena con l'adesione di Presidenza Regione Campania foto di scena Stefano Cardone una produzione Mercadante Teatro Stabile di Napoli Scampia | Teatro Auditorium, 31 marzo e 1 aprile ore 21.00 Napoli | Teatro Mercadante, 4 aprile ore 18.00 e 5 aprile ore 21.00 Roma | Teatro Valle, 24 maggio ore 21.00 Ravenna | Teatro Alighieri, 1 giugno ore 21.00 Arrevuoto – espressione napoletana che traduce, in senso
lato, il concetto di rivoltare, mettere sotto sopra, scuotere dalle fondamenta –
è un progetto triennale di teatro rivolto ai giovani e agli adolescenti del
quartiere Scampia e del centro storico di Napoli. Ne sono protagonisti, da
Scampia, studenti provenienti dalla Scuola Media Carlo Levi, dal Liceo Elsa
Morante e ragazzi rom del Gruppo chi rom e…chi no e, dal centro storico,
studenti del Liceo Classico Genovesi. Così la stampa: “Un miracolo è avvenuto di nuovo a Scampia. Arrevuoto, un progetto teatrale presentato dal Teatro Mercadante di Napoli, quest’anno vede il suo secondo movimento, Ubu sotto tiro, una riscrittura da Alfred Jarry. […] Gli attori, un centinaio, non sono solo ragazzi di periferia che invece di spacciare e sparare recitano, non è un diversivo, non è una recita di fine anno, ma quanto di meglio il teatro italiano abbia prodotto negli ultimi anni. Le loro scelte future, la loro situazione o il quartiere in cui sono nati divengono carburante ai loro talenti, forze per credere che la loro arte non è un mestiere da dame, né un divertimento da ricchi. Non c’è l’idea di recupero. Neanche un momento. Ma c’è la voglia di fare ciò che si vuole e nel migliore dei modi come forma di ribellione ad un luogo dove tutto sembra già deciso”. (Roberto Saviano, la Repubblica, 2 aprile 2007) “L’anno scorso fu «Pace!» tratto da Aristofane, e il discorso verteva sulla follia della guerra. Ora, con «Ubu sotto tiro», nel mirino c’è il Potere, con le sue insanie e le sue cupidigie, messo in farsa, in burletta attraverso la vena dirompente di Alfred Jarry. E forse non ci poteva essere scelta più adeguata per il secondo movimento di «Arrevuoto». […]Il gioco corre veloce. Corone di cartone e spade di legno per Ubu, per le sue guerre, per la sua sete di potere, fra crudeli balzelli e stragi di popoli. Spettacolo collettivo, definito con un lungo lavoro di laboratorio, i giovani attori hanno contribuito alla scrittura scenica mettendo in scena se stessi, il loro vissuto, con istintiva capacità istrionica e con il linguaggio del proprio gergo quotidiano, anche il più duro. Una festa, con i ritmi dell’hip hop, della disco music, della taranta. Ma anche con l’aspra canzone finale: «Nui simme fantasme, simme ‘na massa di guarrattelle cecate, aizamme ’e cape nostre d’ ’o palcoscenico, spannimmo ’a scienza nostra ’nfaccia ’o popolo». Contro tutti gli Ubu che ci sono nel mondo, e dalle parti nostre. Una favola per la loro speranza, che non vuol essere utopia”. (Franco De Ciuceis, Il mattino, 3 aprile 2007) “La creatura tragicomica, padre di ogni avanguardia del novecento diviene ora a Napoli, Ubu sotto tiro. […] Procede pieno di invenzioni lo spettacolo, sullo scheletro della struttura originale, ma sul corpo scattante dei ragazzi, che si passano i ruoli come le battute. Ogni esplosione di musica e ogni rombo di protesta mostra breakers e hip hop di forza naturale, talenti già pronti per la scena, comici dai tempi già rodati. […] Veloce nelle mmagini e nel ritmo, Ubu sotto tiro mette sotto tiro davvero modi di vivere e mentalità. Ma nel frattempo scopre una consapevolezza molto lucida, e una forza rabbiosa, in quegli attori. Che vogliono cambiare non tanto il mondo […] quanto almeno la loro vita e la loro città. Si resta ammirati e forzatamente coinvolti. Per una volta, uno spettacolo prende il valore di un impegno, o di un patto, che dalla sala sembra estendersi al quartiere emblema, a un modo di giocarsi e vivere la propria vita. (Gianfranco Capitta, il manifesto, 4 aprile 2007). “A gennaio andò via lanciando un appello alle istituzioni: «Il futuro sono i giovani», disse. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ieri è tornato a Napoli in visita privata e ha ripreso il suo dialogo con la città ripartendo dai giovani. Quelli di Scampia, della periferia degradata e alla ribalta delle cronache per fatti di sangue, che hanno messo in scena al Mercadante «Arrevuoto»: cento attori sul palco travestiti da Pulcinella per dire che un destino diverso e migliore è possibile anche per chi vive a Scampia. «Attendiamo con grande interesse di vedere lo spettacolo», ha detto il Presidente all’ingresso del teatro, mentre la folla lo salutava con affetto. «Ho letto molte cose positive su questo lavoro, e mi pare che abbia rappresentato un contributo importante per alimentare un clima di fiducia in città. Questa è la cosa che più conta: un clima di fiducia che viene dai giovani dei quartieri a rischio». […] Il capo dello Stato e la signora Clio si sono seduti in quinta fila, al loro fianco i parenti dei giovani attori oltre le autorità. Alla fine è apparso compiaciuto e soddifatto dal vigore, della forza e della speranza che lo spettacolo infonde. Una reattività che il capo dello Stato ha apprezzato molto. «Napolitano è il migliore spot per la città» ha detto la Iervolino. «Attraverso la sua presenza - continua - l’Italia si accorgerà della ricchezza artistica e civile dei ragazzi di Scampia». Il governatore Antonio Bassolino è sulla stessa lunghezza d’onda: «È la Napoli che non si piange addosso - scrive nel proprio blog Bassolino in riferimento allo spettacolo - ma che con determinazione e grande passione va avanti e si inventa il futuro. È bello condividere questa passione con il nostro Presidente ancora una volta vicino alla Napoli che ama di più, quella che reagisce, intelligente, creativa e coinvolgente». (Luigi Roano, Il mattino, 6 aprile 2007) “Lo spettacolo nello spettacolo arriva a sipario calato: quando tutti i giovanissimi attori di «Arrevuoto», capitanati da Pulcinella, circondano Giorgio Napolitano e la signora Clio e gli tingono la faccia di nerofumo. Trucco scenico per il capo dello Stato che esclama: «Bellissimo, mi avete fatto la festa». Lo stesso trattamento affettuoso sarà riservato al sindaco Iervolino e al presidente della Regione Bassolino”. (Giuseppe Crimaldi, Il mattino, 6 aprile 2007). “Dopo essersi ispirato nella precedente proposta alla Pace di Aristofane, stavolta Martinelli ha attinto all’Ubu re di Jarry, opera in sé profondamente anarchica, eversiva, irriguardosa. Si trattava di un Ubu variopinto, corale, aperto dall’irruzione di decine di pulcinella e vertiginosamente contaminato con cori da stadio e truculenze del gergo suburbano. […] Anche il ghigno beffardo, anche la liberazione delle energie – una volta convogliati in un’azione scenica – non possono però che passare attraverso una severa disciplina collettiva, un rigore, una necessaria capacità di attenzione al lavoro degli altri: è questo il primo requisito per stare alla ribalta, è questo l’insegnamento principale con cui i partecipanti si sono dovuti confrontare. E’ difficile dire se il teatro potrà mai cambiare le loro vite: se tuttavia le loro vite in qualche misura cambieranno, si potrà essere certi che ciò sarà avvenuto grazie soprattutto all’incontro col teatro. (Renato Palazzi, Il sole 24 ore, 8 aprile 2007) “Sul palcoscenico del Mercadante irrompono riempendolo tutto novanta ragazzi, con la tuta (bianca come il Pulcinella che li ha chiamati) degli operatori ecologici, quelli che stanno in mezzo ai rifiuti. Se ne liberano e rivelano i colori. […] La novità di quest’anno è che i giovani attori del Laboratorio si muovono non più soltanto come coro, cominciano ad emergere sicure individualità. Ma è la loro straordinaria energia a riempire di significato questo Ubu sotto tiro, a consentire di rileggerlo da una nuova, imprevista, angolazione. Il tempo di Ubu, il tempo per cui tutto è possibile, per la violenta determinazione del potere, ed in cui l’unica misura all’avidità è il proprio appetito divenuto insaziabile come la spirale di Ubu, il tempo delle congiure e dei colpi di stato: non è questo il tempo in cui viviamo? La nuttata di Eduardo non è ancora passata. (Renato Nicolini, l’unità, 15 aprile 2007) |

