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Don Giovanni ritorna dalla guerra

di Ödön von Horváth
traduzione
Teodoro Scamardi
regia
Carlo Cerciello
con
Remo Girone
e con
Daria Pascal Attolini, Monica Bauco, Francesca Caratozzolo, Isabella Carloni, Angela De Matteo, Desirée Giorgetti, Milvia Marigliano, Valentina Picello, Alessia Vicardi
scene
Roberto Crea
costumi
Daniela Ciancio
musiche
Paolo Coletta
suono Hubert Westkemper
luci Giorgio Cervesi Ripa
aiuto regia Eugenio Dura

foto di scena Marco Ghidelli

una produzione Mercadante Teatro Stabile di Napoli

dal 15 ottobre al 2 novembre 2008
Feriali ore 21 /  Festivi ore 18 / Giovedi ore 17.30
Lunedì riposo

L’apertura della stagione 2008–2009 del Teatro Mercadante è affidata a Carlo Cerciello, che, dopo aver diretto con grande successo ‘Nzularchia, il testo vincitore della 48a edizione del Premio Riccione per il teatro, affronta un singolare testo di Ödön von Horváth Don Giovanni ritorna dalla guerra. Autore tedesco il cui percorso artistico si è sviluppato tra la fine dell’espressionismo e la seconda guerra mondiale, Horvatt pronuncia un severo atto d’accusa contro l’Europa tardo-capitalistica e piccolo borghese, ma analizza ed esamina anche la crisi di valori, la crisi esistenziale, la forma deformata della coscienza piccolo borghese. Nel Don Giovanni ritorna dalla guerra Horváth rivisita il grande mito occidentale con lo sguardo, però, rivolto alla realtà contemporanea. Il suo Don Giovanni anni venti è il tipico disadattato, rappresentante di un’epoca di transizione, incapace di rinunciare del tutto alle vecchie tradizioni e di adattarsi veramente alle nuove necessità, nonostante qualche tentativo di mantenersi comunque a galla.
Nei panni del protagonista, Remo Girone, attore di fortissimo temperamento, famoso in Italia e all’estero per le sue numerose e poliedriche esperienze teatrali, cinematografiche e televisive.
“Questa messa in scena del testo horvattiano – spiega Cerciello nelle sue note - è, soprattutto, centrata sul viaggio nella confusione esistenziale e sentimentale di un uomo che smarrisce la propria identità in un’epoca di trasformazione e di passaggio. Don Giovanni è, dunque, un contemporaneo che non riesce a tenere il passo con il suo tempo e compie il suo ultimo viaggio all’inferno dei sentimenti, per riscattarsi da una vita senza senso, tragicamente vuota e sentimentalmente arida. Le donne restano ammaliate dal nulla che la sua fragilità sentimentale cela non senza difficoltà, ma nessuna lo ama veramente e tutte lo abbandonano al suo deserto sentimentale”. 

 

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