La tabernaria
di Giambattista Della Porta
regia Renato Carpentieri
costumi Annamaria Morelli
scene Bruno
Garofalo
musiche Rosario Del Duca
con
Lucio Allocca (Giacoco), Antonio Franco (Giacomino,
suo figlio), Francesco Procopio (Cappio, servo), Michele Danubio
(Lardone, parassito), Paolo Cresta (Antifilo, innamorato), Lello
Serao (Limoforo, padre di Antifilo; Tedesco, oste), Enzo Salomone
(Pedante), Patrizia Di Martino (Altilia, giovane), Antonella Morea
(Lima, balia), Massimo De Matteo (Spagnuolo, Capitano), Marco Di
Palo (Musicista)
Il fascino e l’interesse de La tabernaria, sicuramente l’ultima
commedia di Giambattista Della Porta, è nell’uso delle lingue e dei dialetti. Se
ne possono contare otto: il toscano che serve di base, il napoletano di Giacoco,
lo spagnolo del capitano, il napoletano-tedesco del padrone del Cerriglio, il
latinorum del Pedante e, infine, l’abilità mimetica del servo Cappio che parla,
all’occasione, il veneziano, il siciliano, il lombardo. Napoli crocevia di
lingue e di popoli. La trama delle commedie portiane è quasi costantemente la
stessa: il giovane che ama una giovane, avversato dal padre o dal rivale o da
altri, finché l’impedimento è rimosso per opera del servo o del parassita, e un
riconoscimento finale lascia tutti contenti. Anche ne La tabernaria ci sono i
due giovani che si amano, Giacomino e Altila; Giacoco, il padre che si oppone
alle nozze; il servo Cappio; il rivale Antifilo, che parla come i poemi tragici;
lo spagnolo capitan Cardone, lacero e morto di fame; il tedesco Lardone,
parassita e retore della gola; e infine il Pedante. Il luogo dell’azione è
l’Osteria del Cerriglio, famosa a Napoli per oltre due secoli. Della Porta
scriveva commedie per dilettanti nobili, le cosiddette commedie erudite, cioè
commedie d’imitazione latina, contrapposte spesso alle commedie di zanni, degli
istrioni, cioè le commedie dei comici di professione, dell’Arte. Nello stesso
tempo, da esperto nella pratica del teatro, prova a percorrere, come per esempio
ne La tabernaria, una strada che comprenda il teatro degli attori e quello dei
letterati, mediante interventi irregolari rispetto al canone della compostezza e
della disciplina formale e mediante una sorta di “proliferazione linguistica,
apparentemente immediata ma in realtà controllatissima”.
Renato
Carpentieri

