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L'orso - Una domanda di matrimonio

di

Anton Čechov

traduzione

Fausto Malcovati

regia

Francesco Saponaro

con

Giuseppe Battiston, Roberto De Francesco, Fabrizia Sacchi

scene

Barbara Bessi

luci

Pasquale Mari

costumi

Ortensia De Francesco

musiche

Federico Odling

regista assistente

Peppino Mazzotta

foto

Fabio Esposito

consulenza organizzativa Associazione

Cadmo Roma

 

una produzione Mercadante Teatro Stabile di Napoli
in collaborazione con

Compagnia Falbalas, Napoli Scena Internazionale, Teatro Petrella di Longiano

 

Anton Čechov, medico e scrittore, insiste sul suo ruolo di testimone della realtà. Rifiuta ogni etichetta ideologica preconfezionata. Non concede soluzioni consolatorie. Rifugge dalle falsità e si concentra, prima di tutto, sulla preminenza dei fatti. Nella sua opera la vita si mostra così com’è: una farsa impenetrabile, dove tutto trascolora e si muove, una giostra di fanatismi e di meditazioni per gente mediocre e di cervello corto.

Falbalas si avvicina a L’orso e Una domanda di matrimonio, due “scherzi” come lo stesso Čechov ebbe a definirli, con la consapevolezza che a teatro, come nella vita, l’umanità resta profondamente stupida. I personaggi de L’orso e Una domanda di matrimonio

sono pieni di sorprendente vitalità. Fremono come esseri puerili, prigionieri di ambizioni futili. Sono logorati dal bisogno dei quattrini e dalla brama del possesso ma non dimenticano le piccole, inevitabili, rivelazioni dell’amore, gli svenimenti e le capricciose pulsioni dell’eros. La loro natura, talvolta irriverente e irascibile, è pronta a esplodere e a ripiombare, d’improvviso, nelle brume della soffocante provincia campestre che l’ha generata.

Anton Čechov è un classico; e i classici appartengono sempre a un tempo che deve ancora venire. Rispetto al suo tempo, al tempo che egli volle rappresentare, quello che oggi non è cambiato è il senso di vivere senza orizzonti, di appartenere a un mondo incancrenito e decrepito. Ci illudiamo. Nel frattempo, la vita scorre comica e ingloriosa, come in un vaudeville delle vanità, una buffa commedia dell’incertezza.

Francesco Saponaro

Tournée 2006-2007
2 dicembre Longiano, Teatro Petrella
4 dicembre Chiasso, Cinema Teatro
12 - 17 dicembre Roma, Teatro India

Tournée 2005-2006
18 gennaio Satriano (PZ), Teatro Anzani
19 >22 gennaio Bari, Teatro Abeliano
23 gennaio Lagonegro (PZ), Teatro Iris
24 gennaio Francavilla sul Sinni (PZ), Teatro Columbus
1>2 febbraio Camerino (MC), Teatro Marchetti
3 febbraio Civitanova (MC), Teatro A. Caro
4 febbraio Mogliano (MC), Teatro Apollo
9>11 febbraio Catania, ZO Centro Culture Contemporanee
21 febbraio Santa Maria Capua Vetere (CE), Teatro Garibaldi

 

Rassegna stampa – estratti:

Il teatro del presente: veloce, breve intenso, in cui ai ritmi serrati corrisponde lo spazio per una riflessione, un sorriso, un’emozione visiva. Eppure i due testi in questione portano la firma di Cechov, un autore legato all’800 russo, ma in grado di suggerire spunti di modernità universali, complice la traduzione di Fausto Malcovati. E qui subentra il merito di Francesco Saponaro che ha presentato (…) due “scherzi” (…). Senza strafare, anzi giocando sull’essenzialità del testo e sulla sua vis satirica e paradossale, il regista napoletano ha confezionato uno dei suoi lavori più nitidi, aiutato dall’eccellente prova dei tre attori (…). (Stefano de Stefano, "Corriere del Mezzogiorno")

I due atti unici proposti dal Teatro Mercadante sono pieni di minute invenzioni, di amabili gag ritagliate dalla tradizione. Ma a far rivivere lo spettacolo sono soprattutto i tre bravissimi attori, una Teresa Saponangelo assai pungente nel tratteggiare quei suoi due stralunati ritrattini femminili, un Giuseppe Battiston irresistibile nell’esibire un intero repertorio di turbe somatiche, un Roberto De Francesco divertente tanto nei panni del misogino pentito quanto in quelli del padre che aspira solo a disfarsi della filglia. (Renato Palazzi, "Il sole 24 ore")

(…) è raro un Cechov così ben immerso in un moto sussultorio e gergale del nostro meridione. (…) non capita così spesso un Cechov così vitale e grottescamente visionario. Si propone come un gioiello il dittico degli atti unici cechoviani L’Orso e Una domanda di matrimonio, definiti riduttivamente “scherzi” dall’autore, che il regista Francesco Saponaro affronta spingendo a inflessioni schiette e un po’ partenopee la nuova, scorrevole traduzione di Fausto Malcovati cui garantiscono un fremito meccanico e un’irresistibile poetica del corpo i tre bravi interpreti (…). (Rodolfo Di Giammarco, "la Repubblica")

 

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