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Stagione 2011/12

Variazioni sul mito

Femminile sotterraneo
Arianna o il labirinto
Palinodia per Elena
Antigone, nozze di morte

da un’idea di Luca De Fusco
testi Monica Centanni e Daniela Sacco da Omero, Eschilo, Sofocle, Gorgia, Pausania, Nietzsche, Hofmannsthal, Pound, Zambrano, Pavese, Dürrenmatt
elaborazione drammaturgica Daniela Sacco
regia Bruno Garofalo
con Giovanna Di Rauso
assistente alla regia Gennaro Monti
arpa celtica e voce Anna Cefalo
percussioni e altri strumenti Massimo D’Avanzo
elementi scenografici Francesca Garofalo
movimenti coreografici Emma Cianchi
musiche a cura dell’ansamble Da Anaan
costumi Mariagrazia Nicotra
sartoria C.T.N.75  di Vincenzo Canzanella Costumi Teatrali
produzione Teatro Stabile di Napoli, Napoli Teatro Festival Italia

Tunnel Borbonico
Via Domenico Morelli 61/a (ingresso pedonale parcheggio Morelli)
1 > 13 luglio 2011

 

 

Il Tunnel Borbonico, ventre nascosto della città di Napoli, accoglierà per tutta la durata del Festival la rappresentazione del femminile in tre differenti declinazioni: è il mito nelle sue poliedriche sfaccettature a svelarcelo sapientemente, mostrandolo incarnato nelle figure di Arianna, Elena, Antigone.
Questi tre volti del femminile sono tanto diversi quanto legati da una comune appartenenza a una dimensione sotterranea, segreta e oscura che ne legittima la collocazione nelle profondità della terra. Qui in veste di guida le tre figure condurranno il pubblico lungo le cavità dei cunicoli del sottosuolo cittadino alla scoperta di un luogo altrimenti inaccessibile e di una variante inedita della loro storia.
A dare di volta in volta, nell’arco di tre serate, voce e corpo ad Arianna, Elena e Antigone è l’attrice Giovanna Di Rauso, su una partitura di fonti antiche e contemporanee rielaborate drammaturgicamente da Daniela Sacco, con orchestrazione registica e scenografica di Bruno Garofalo.


Note alla Drammaturgia
Il lavoro drammaturgico consiste in una riscrittura del mito a partire da autori antichi e moderni, nello specifico la selezione, traduzione, elaborazione, il montaggio e la riscrittura di frammenti di testi, scelti per la capacità di parlare al contemporaneo. Il presupposto di fondo che guida il lavoro è peculiarità del materiale mitico che, per la duttilità della sua forma e contenuto, si presta a essere plasmato e reinventato continuamente in forme espressive sempre nuove.        
Daniela Sacco


Note di regia
Ciascuno ha il suo doppio… il Teatro, l’umanità, i luoghi, la città di Napoli, ed in quest’ultimo caso la cosa è evidente anche sotto il profilo fisico, geografico, realisticamente concreto e tangibile ...
Come se Napoli fosse una scatola magica,e a questa  scatola magica ribaltassimo il coperchio, tutti i pieni si tramuterebbero in vuoti, e viceversa.
Le cave, gli incunabili, i percorsi virgiliani, fogne e camminamenti, le catacombe ed i ricoveri, antri di sibille e di marinai, rifugi e pozzi, vuoti speculari alle rassicuranti case, reggie, monumenti e strade che appartengono alla Napoli solare di superficie,  si riflettono nelle acque nere del mare sul quale poggia la Città, a rappresentarne le viscere, l’anima ed il cuore straziato da quando la sirena Partenope  si abbandonò alla morte su di uno scoglio di Megaride.
Ho sempre pensato che se mi si fosse data l’occasione di rappresentare un dramma, una tragedia, non avrei esitato  a sprofondarla in quelle architetture di tufo uniche al mondo, tra quelle pareti che trasudano naturalmente leggenda  e mito, inquietudine e consapevolezza storica,  come soltanto  il rovescio sotterraneo di Napoli sa così misteriosamente evocare.
E magicamente, perché al Fato io credo, Luca De Fusco, nel mostrarmi stima e non so quanta meritata fiducia, mi ha offerto di proseguire e concretizzare nella mia Città, un suo ammirevole progetto, questo “variare” e districarsi nel Mito  femminile della Drammaturgia Greca e nei suoi infiniti epigoni, che già in passate edizioni gli ha donato lusinghieri risultati, nell’avvicinare tanti giovani e nel rinverdire sensibilità quasi ormai perdute negli spettatori di ogni età ed estrazione, nei confronti del grande mistero dell’universo femminile, attraverso esemplari quanto allegoriche esercitazioni Teatrali  vissute tra realtà e leggenda.
Altrettanto magicamente, prima ancora che fossi io a proporglielo,  mi ha chiesto  di lavorare in quei  luoghi che vivevano da sempre nel mio immaginario scenografico,  e per chiudere il cerchio mi ha offerto  uno splendido strumento fatto di voce, fisicità e qualità espressiva, interpretativa ed emblematica, che si concretizza nella presenza di un’attrice:  Giovanna di Rauso.
Per la prima volta nella mia carriera mi accingo a realizzare un progetto non mio, forte dell’esperienza vissuta da altri, ma, ed ecco il Fato, pienamente e consapevolmente così vicino e sentito dal mio “essere teatrante” da averne assimilato immediatamente, fino in fondo,  ogni essenza, ogni voglia ed ogni emozione.
Questa premessa mi pareva la nota più essenziale e credo la più utile,  tra le “note di regia”, perché credo sia giusto stabilire un rapporto con chi assisterà a tali rappresentazioni prima di tutto umano, se non “umanistico” perché quello che accadrà abbia un senso, prima che spettacolare, sviluppato su di un piano fatto di scambio di emozioni, sensibilità e condivisioni  difficili da stabilire se prima tra di noi non ci sia stato un momento di “conoscenza”……
Ciò detto, non resterà che percorrere insieme, tutti da uno stesso punto di vista, questi luoghi affascinanti ed inquieti dove il tempo pare si sia fermato, dove ogni pietra, ogni oggetto, ogni reperto evoca drammaticamente la storia e le sofferenze del mondo in maniera talmente emblematica e surreale da apparire più vero del vero, più presente di ogni realtà quotidiana attraverso l’allegoria e la dolorosa materia…..
In questi percorsi che concretizzano efficacemente ogni   archeologia dell’anima,  sarà più facile, più comprensibile ascoltare e assimilare le parole ed i pensieri immortali del Teatro e del suo “doppio”, quei concetti che ognuno di noi porta spesso nascosti nel profondo, quelle domande, quelle attese che pur sentendo non saspremmo esprimere se non per bocca di grandi, immortali poeti che sanno metterci prepotentemente faccia a faccia  con quella intricata ridda di emozioni che fortunatamente ancora riposano nel nostro animo più profondo, non addormentate, ma soltanto  in attesa di prendere forme  e suoni, vibrazioni e commozioni, condivisioni ed emozioni che solo una coesa platea di esseri umani sa sentire con una sola testa ed un solo cuore, nell’assemblea mistica e sacrale che si forma magicamente di fronte all’espressività dell’Arte Teatrale. 
Bruno Garofalo

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