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EMONE

regia Raffaele Di Florio

TEATRO SAN FERDINANDO 20 marzo 2018   25 marzo 2018
Teatro San Ferdinando, 1 Gennaio ore 21.00 e
Teatro San Ferdinando, 1 Gennaio ore 17.00 e
Teatro San Ferdinando, 1 Gennaio ore 17.00 e
Teatro San Ferdinando, 1 Gennaio ore 21.00 e
Teatro San Ferdinando, 1 Gennaio ore 19.00 e
Teatro San Ferdinando, 1 Gennaio ore 18.00 e
20/03/2018 ore 21.00
21/03/2018 ore 17.00
22/03/2018 ore 17.00
23/03/2018 ore 21.00
24/03/2018 ore 19.00
25/03/2018 ore 18.00

EMONE
LA TRAGGEDIA DE ANTIGONE SECONNO LO CUNTO DE LO INNAMORATO
di Antonio Piccolo
testo vincitore del Premio Platea 2016
regia, scene, costumi e disegno luci Raffaele Di Florio
musiche Salvio Vassallo
con Paolo Cresta, Gino De Luca, Valentina Gaudini, Anna Mallamaci, Marcello Manzella

assistente alle scene e ai costumi Chiara Pepe
direttore di scena Nicola Grimaudo
datore luci Christian Paul Ascione
fonico Diego Iacuz
sarta Francesca Colica
foto di scena Marco Ghidelli

produzione Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Teatro di Roma – Teatro Nazionale
in collaborazione con P.L.A.TEA Fondazione per l’Arte Teatrale

Durata: 1 ora e 20 minuti senza intervallo

Spettacolo in tournée

Locandina 

Programma di sala

Vincitore nel 2016 del Premio per la Nuova Drammaturgia italiana promosso dalla Fondazione P.L.A.TEA., Emone. La traggedia de Antigone seconno lo cunto de lo innamorato ripropone l’emblematica storia dell’eterno conflitto tra autorità e potere attraverso lo sguardo di Emone, personaggio minore della tragedia di Sofocle. Le parole di questo dramma – spiega Antonio Piccolo in una sua nota – vanno lette tutte per intero, senza troncamenti, aferesi o elisioni, tranne dove indicato con l’apostrofo. Richiedono, insomma, che si leggano non come parla il napoletano contemporaneo, bensì come si

Vincitore nel 2016 del Premio per la Nuova Drammaturgia italiana promosso dalla Fondazione P.L.A.TEA., Emone. La traggedia de Antigone seconno lo cunto de lo innamorato ripropone l’emblematica storia dell’eterno conflitto tra autorità e potere attraverso lo sguardo di Emone, personaggio minore della tragedia di Sofocle. Le parole di questo dramma – spiega Antonio Piccolo in una sua nota – vanno lette tutte per intero, senza troncamenti, aferesi o elisioni, tranne dove indicato con l’apostrofo. Richiedono, insomma, che si leggano non come parla il napoletano contemporaneo, bensì come si usa fare con la lingua di Giovan Battista Basile, che è il principale – ma non unico – inarrivabile maestro a cui questo testo indegnamente si ispira. Le libertà linguistiche restano comunque tante e tali perché si è giocato, in maniera presepiale e volutamente naïf, con vocaboli e codici dalle derivazioni più disparate, compresi quelli provenienti direttamente dalla fantasia dell’autore.