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GOMORRA

di Roberto Saviano e Mario Gelardi, regia Mario Gelardi

TEATRO SAN FERDINANDO 19 marzo 2009   29 marzo 2009
date da definire

GOMORRA

di Roberto Saviano e Mario Gelardi
regia Mario Gelardi
con Ivan Castiglione, Francesco Di Leva, Giuseppe Gaudino, Giuseppe Miale di Mauro, Adriano Pantaleo
e con la partecipazione straordinaria di Ernesto Mahieux
scene Roberto Crea
costumi Roberta Nicodemo
musiche Francesco Forni
immagini Ciro Pellegrino

Gomorra, lo spettacolo tratto dal romanzo-reportage di Roberto Saviano non ha tradito il best seller: il successo della versione teatrale, firmata anche dal regista Mario Gelardi, a Napoli come pure nelle numerosissime città italiane dove è stata rappresentata nel corso dell’anno, è stato sempre pieno ed entusiasmante. Oltre a inaugurare la nuova edizione di Palcoscenico la trasmissione dedicata al teatro di RAI 2, lo spettacolo prodotto dal Mercadante si accinge a varcare anche i confini nazionali: il 12 e il 13 giugno, infatti, sarà rappresentato al Theaterbiennale of the Staatstheater di Wiesbaden, nell’ambito del Festival New plays from Europe e successivamente a Berlino. Un consenso di pubblico e di critica che in qualche modo ha preannunciato il successo del film di Matteo Garrone recentemente insignito del Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes.
Da qui la decisione di riproporlo anche al pubblico napoletano in un contesto, quello del Teatro San Ferdinando, più ampio di quello del Ridotto (dove ha debuttato lo scorso ottobre), e, se possibile, ancora più significativo. La messinscena si basa su due livelli di racconto: quello più istintivo, animalesco, violento, costituito dal braccio armato della camorra e quello imprenditoriale, che non si sporca mai le mani direttamente, che coordina a distanza, che ha interessi in tutto il mondo. Ma, nello stesso tempo, lo spettacolo dà voce a un Roberto Saviano distante dall’immaginario collettivo che ne fa o un eroe o un furbo. Il Saviano che torna a Casal di Principe a parlare in piazza, in quella piazza ostile, in cui ci sono gli uomini che lo vorrebbero “altrove”, che vorrebbero chiudergli la bocca.