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LA CUPA

versi, canti, drammaturgia e regia Mimmo Borrelli

TEATRO SAN FERDINANDO 27 febbraio 2020   8 marzo 2020
Teatro San Ferdinando, 1 Gennaio ore 21.00 e
Teatro San Ferdinando, 1 Gennaio ore 21.00 e
Teatro San Ferdinando, 1 Gennaio ore 19.00 e
Teatro San Ferdinando, 3 Gennaio ore 18.00 e
Teatro San Ferdinando, 3 Marzo ore 21.00 e
Teatro San Ferdinando, 3 Aprile ore 17.00 e
Teatro San Ferdinando, 3 Maggio ore 17.00 e
Teatro San Ferdinando, 3 Giugno ore 21.00 e
Teatro San Ferdinando, 3 Luglio ore 19.00 e
Teatro San Ferdinando, 3 Agosto ore 18.00 e
27/02/2020 ore 21.00
28/02/2020 ore 21.00
29/02/2020 ore 19.00
01/03/2020 ore 18.00
03/03/2020 ore 21.00
04/03/2020 ore 17.00
05/03/2020 ore 17.00
06/03/2020 ore 21.00
07/03/2020 ore 19.00
08/03/2020 ore 18.00

LA CUPA
versi, canti, drammaturgia e regia Mimmo Borrelli
con Maurizio Azzurro, Dario Barbato, Mimmo Borrelli, Gaetano Colella, Veronica D’Elia, Renato De Simone, Gennaro Di Colandrea, Paolo Fabozzo, Marianna Fontana, Enzo Gaito, Geremia Longobardo, Stefano Miglio, Roberta Misticone
scene Luigi Ferrigno
costumi Enzo Pirozzi
disegno luci Cesare Accetta
musiche, ambientazioni sonore composte ed eseguite dal vivo da Antonio Della Ragione

produzione Teatro Stabile Napoli – Teatro Nazionale

Pluripremiato e consacrato da un clamoroso successo di pubblico e di critica nel 2018, torna lì dove è nato al Teatro San Ferdinando, l’epopea in versi di Mimmo Borrelli, La cupa.
“Uno spettacolo che racconta una deriva” spiega Borrelli e che dopo  la cosiddetta Trinità dell’Acqua (’Nzularchia – 2003; ’A Sciaveca – 2006; La Madre: ’i figlie so’ piezze ’i sfaccimma – 2010, tutti spettacoli prodotti dallo Stabile napoletano) apre la Trinità della Terra, “pianeta che viene risucchiato nel vuoto delle coscienze e della memoria del nostro tempo”.
La parola che da il titolo all’opera – cupa – va intesa nella doppia accezione, di sentiero stretto che s’apre nelle cave, e di buio metaforico, perché affondata nelle tenebre è la rappresentazione della violenta faida che vede contrapposte due famiglie di scavatori: quella di Giosafatte ‘Nzamamorte, malato terminale di tumore, e del terribile Tommaso Scippasalute. La cava contesa nasconde attività illecite di smaltimento di rifiuti tossici e cadaveri di bambini per il mercato degli organi, ma nasconde soprattutto il passato dei personaggi che la abitano. Ognuno ha il suo orrore inconfessabile, un inferno di colpe e delitti – tra omicidi, pedofilia, infanticidi, stupri – rimossi nel ventre dell’inconscio ma destinati a un eterno ritorno, proprio come la paternità negata di Giosafatte.

Premio Le Maschere del teatro italiano 2018: Migliore autore di novità italiana (Mimmo Borrelli), Migliore autore di musiche (Antonio Della Ragione) e Migliore scenografia (Luigi Ferrigno)
Premio Lo Straniero 2018
Premio Ubu 2018
Migliore regia e Miglior testo italiano
Premio San Gennaro Day per lo spettacolo dell’anno 
Premio Alfonso Gatto poesia
Premio della Critica Teatrale – Anct
miglior spettacolo dell’anno 

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