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VINCENT VAN GOGH. L’ODORE ASSORDANTE DEL BIANCO

regia Alessandro Maggi

TEATRO MERCADANTE 20 marzo 2018   25 marzo 2018
Teatro Mercadante, 1 Gennaio ore 21.00 e
Teatro Mercadante, 1 Gennaio ore 17.00 e
Teatro Mercadante, 1 Gennaio ore 17.00 e
Teatro Mercadante, 1 Gennaio ore 21.00 e
Teatro Mercadante, 1 Gennaio ore 19.00 e
Teatro Mercadante, 1 Gennaio ore 18.00 e
20/03/2018 ore 21.00
21/03/2018 ore 17.00
22/03/2018 ore 17.00
23/03/2018 ore 21.00
24/03/2018 ore 19.00
25/03/2018 ore 18.00

VINCENT VAN GOGH. L’ODORE ASSORDANTE DEL BIANCO
di Stefano Massini
regia Alessandro Maggi
con Alessandro Preziosi
e con Francesco Biscione,
Massimo Nicolini, Roberto Manzi, Alessio Genchi, Vincenzo Zampa
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
disegno luci Valerio Tiberi e Andrea Burgaretta
musiche Giacomo Vezzani
supervisione artistica Alessandro Preziosi
foto Francesca Fago
produzione Khora.teatro, Teatro Stabile D’Abruzzo
in collaborazione con Festival di Spoleto60

Durata: 1 ora e 25 minuti senza intervallo

L’odore assordante del bianco è uno dei primi testi di Stefano Massini l’attuale consulente artistico del Piccolo di Milano, vincitore del Premio Pier Vittorio Tondelli 2004, qui interpretato da Alessandro Preziosi.
«La messinscena – afferma il regista Alessandro Maggi – ha l’obiettivo di riuscire a rappresentare sul palcoscenico il labile confine tra verità e finzione, tra follia e sanità, tra realtà e sogno, ponendo interrogativi sulla genesi e il ruolo dell’arte e sulla dimensione della libertà individuale».
Siamo nell’ospedale psichiatrico di Saint-Paul-de-Manson, in Provenza, nel 1889: in una stanza bianca vive Vincent Van Gogh, ridotto a uno stato di totale frustrazione a causa delle allucinazioni che scaturiscono dalla sua mente e dei divieti assurdi impartiti dai medici. I suoi pensieri sono ossessivi, non sa di cosa o di chi si può fidare, la sua mente lo tradisce: cosa è reale e cosa è illusione? In questo labirinto soffocante, in cui entra anche lo spettatore, Van Gogh porta avanti una guerra contro il mondo, ma soprattutto contro di sé perché i suoi stessi pensieri sono le mura di una prigione da cui fuggire.