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IL VENTRE DI NAPOLI – SECONDA PARTE

di Matilde Serao, regia Alberto Massarese

RIDOTTO DEL MERCADANTE 8 marzo 2018   18 marzo 2018
Ridotto del Mercadante, 3 Agosto ore 21.00 e
Ridotto del Mercadante, 3 Settembre ore 17.00 e
Ridotto del Mercadante, 3 Ottobre ore 17.00 e
Ridotto del Mercadante, 3 Novembre ore 21.00 e
Ridotto del Mercadante, 1 Gennaio ore 17.00 e
Ridotto del Mercadante, 1 Gennaio ore 21.00 e
Ridotto del Mercadante, 1 Gennaio ore 21.00 e
Ridotto del Mercadante, 1 Gennaio ore 17.00 e
Ridotto del Mercadante, 1 Gennaio ore 17.00 e
Ridotto del Mercadante, 1 Gennaio ore 21.00 e
08/03/2018 ore 21.00
09/03/2018 ore 17.00
10/03/2018 ore 17.00
11/03/2018 ore 21.00
13/03/2018 ore 17.00
14/03/2018 ore 21.00
15/03/2018 ore 21.00
16/03/2018 ore 17.00
17/03/2018 ore 17.00
18/03/2018 ore 21.00

IL VENTRE DI NAPOLI – seconda parte
di Matilde Serao
regia Alberto Massarese
con Chiara Baffi
fotografia riprese video Emilio Costa
scene Rosita Vallefuoco
costumi Luciana Donadio e Angela Frongillo
in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Napoli
Cattedra di Scenografia – Prof. Luigi Ferrigno e Cattedra di Costume per lo spettacolo – Prof.ssa Zaira de Vincentiis
foto di scena Marco Ghidelli

produzione Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale

Locandina
Programma di sala

“Cosa permane, nell’oggi, delle laceranti contraddizioni denunciate da Matilde Serao nella seconda parte de Il ventre di Napoli? L’allestimento si muove su un doppio piano narrativo: il primo basato sulla presenza fisica di un corpo d’attore narrante e il secondo dato da una sequenza di immagini che “rileggono” il testo, rivisitando, oggi, i luoghi descritti dall’autrice. Si viene a determinare allora in scena una cornice in cui lo spettatore è chiamato a valutare egli stesso, oggettivamente, il persistere o meno delle contraddizioni denunciate nell’opera. Ciò che ne deriva

“Cosa permane, nell’oggi, delle laceranti contraddizioni denunciate da Matilde Serao nella seconda parte de Il ventre di Napoli? L’allestimento si muove su un doppio piano narrativo: il primo basato sulla presenza fisica di un corpo d’attore narrante e il secondo dato da una sequenza di immagini che “rileggono” il testo, rivisitando, oggi, i luoghi descritti dall’autrice. Si viene a determinare allora in scena una cornice in cui lo spettatore è chiamato a valutare egli stesso, oggettivamente, il persistere o meno delle contraddizioni denunciate nell’opera. Ciò che ne deriva è un’immagine non reale, in quanto creata dall’artista, ma riprodotta, nel modo più oggettivo possibile, attraverso una grammatica visiva semplice e pittorica. Si vuole così stimolare l’occhio dello spettatore a navigare e a cercare liberamente le differenze e le persistenze urbane dei luoghi descritti dalla Serao. Una troupe ripercorre le principali vie e luoghi del testo, accostando la voce del passato alle immagini del presente. I vizi, gli orrori, le speranze vanno in scena attraverso un gioco di personificazioni allegoriche, una sorta di guida morale nell’inferno urbano: la voce del testo si contamina con sonorità contemporanee rivelando così la potente attualità che questo conserva. Questa è la chiave per “leggere” a teatro il ventre della città.”

Alberto Massarese